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Oltre il Ruolo: Per una Nuova Resistenza Educativa

Oltre il Ruolo: Per una Nuova Resistenza Educativa

Sono passati 12 anni da quando insieme ad altri gruppi e associazioni, Adida e Mida soprattutto, marciavamo per le strade di Roma.

Eravamo animati da una rabbia sana, nutrita dal dolore per un diritto calpestato:

il DIRITTO AL LAVORO nella Scuola.

Oggi, quel lavoro è arrivato. Siamo stati “accontentati“.

Ci siamo lasciati imbrigliare in una sequenza infinita di acronimi — TFA, PAS, concorsi, anni di prova — e alla fine il traguardo è stato tagliato. Ma la vittoria ha portato con sé un retrogusto amaro.

Non è arrivata la primavera che sognavamo tra i cori della piazza, ma una cappa di nebbia padana: un velo grigio di adempimenti burocratici che ha ridotto la nostra prospettiva, soffocando la visione pedagogica che avevamo della nostra professione.

 

Il Paradosso della Vittoria

La domanda oggi è secca e bruciante: è questo il lavoro per il quale abbiamo lottato?

Lo chiediamo con la sincerità di chi la scuola l’ha amata visceralmente e cerca ancora di farlo, nonostante tutto, legato all’istituzione da una sorta di sindrome di Stoccolma educativa. Ci sentiamo prigionieri di un sistema che non ci valorizza, eppure non riusciamo a smettere di curarlo.

Non è una questione di “pecunia” — e lasciamo volentieri i discorsi sugli stipendi a chi vive di medie statistiche. Il punto è la QUALITÀ del lavoro. La dignità di un mestiere non si misura solo dal bonifico, ma dallo spazio che resta per la creatività, per il rapporto umano, per la trasmissione del sapere. Senza qualità, la nostra non è professione, è solo resistenza passiva.

 

Il Peso della Memoria

Ripensando a quegli anni, proviamo sentimenti contrastanti:

  • Ansia e Frustrazione: Il ricordo di noi nella mischia, con quattro spiccioli in tasca e la paura di perdere anche quelli, oggi sembra quasi un monumento a un obiettivo raggiunto a metà.
  • Delusione: Quella sensazione di sentirsi dei “pirla” dopo aver rincorso un deputato che non aveva la minima idea del sacrificio economico e umano che quel nostro viaggio verso la Capitale comportava.

Però, all’epoca, avevamo due armi che oggi sembrano spuntate: IDEE ed ENERGIE.

Avevamo idee perché noi la scuola la conoscevamo — e la conosciamo — meglio di “loro”.

Di quei legislatori e tecnici che maneggiano la nostra vita a suon di decreti senza aver mai respirato l’odore del gesso o sentito il brusio di un’aula affollata.

 

📢 È Ora di Battere un Colpo

Non possiamo permettere che la stabilità del ruolo diventi la tomba della nostra passione. Basta sentirsi “mummificati” dal registro elettronico o dalle scadenze dei progetti PNRR.

Il tentativo di “riesumazione” di questo post deve diventare l’inizio di qualcosa di concreto. Dobbiamo smettere di essere ingranaggi silenziosi e tornare a essere intellettuali critici. Dobbiamo rimettere insieme quelle energie e quelle idee per riprenderci la qualità del nostro tempo e della nostra funzione.

Perché tra dieci anni potrebbe essere troppo tardi. Il rischio è di trovarsi con un contratto a tempo indeterminato, ma con un’anima definitivamente precettata dalla burocrazia.

Riprendiamoci la nostra dignità professionale.

Come si diceva un tempo… AVANTI!

IL DIRETTIVO CDP

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