EPPUR SI MOVE!
Eppur si muove!
Siamo alla firma del terzo contratto sotto la gestione di un Ministro spesso bersagliato e dileggiato. Eppure, i fatti smentiscono la narrazione di una sinistra che si professa unica custode del mondo della scuola e della cultura. Certo, gli aumenti restano esigui — quasi un’elemosina — e l’assenza di una rappresentanza sindacale incisiva continua a pesare come un macigno.
Tuttavia, emerge un segnale politico innegabile: la concretezza prevale sul pregiudizio. Laddove certa parte politica si è spesso arroccata dietro una presunta superiorità morale e culturale, restando vittima del proprio stesso linguaggio e dei “massimi sistemi”, si è perso il contatto con la quotidianità delle aule fatiscenti e delle segreterie soffocate dalla burocrazia. In questo scenario, bisogna ammetterlo, si registra la volontà di chiudere i contratti, dimostrando che la serietà istituzionale può manifestarsi anche quando le risorse scarseggiano.
Ma non facciamoci illusioni: il cuore del problema resta intatto.
Ci scontriamo con uno stipendio miserevole, un insulto se paragonato agli anni di studio e all’aggiornamento costante richiesto a chi forma il futuro. Si fa presto a dire “ce lo chiede l’Europa”, dimenticando che un docente italiano guadagna mediamente molto meno dei colleghi tedeschi o francesi, a parità di responsabilità. Questo trasforma la vocazione in martirio. Il mancato riconoscimento sociale ha reso il docente il bersaglio preferito di un’opinione pubblica che esige tutto, ma non concede nulla.
Siamo davanti a una crisi educativa sistemica:
- L’abdicazione genitoriale: genitori trasformati in “avvocati difensori” della prole e una politica spesso distratta.
- L’iper-tutela pedagogica: una pletora di esperti impegnati a discutere sul “sesso degli angeli” mentre nelle aule la realtà esplode. È il trionfo di una pedagogia che, per non traumatizzare mai lo studente, lo priva degli anticorpi necessari ad affrontare le frustrazioni della vita reale.
È diventato titanico il compito di educare venti o trenta individualità frammentate, protette da famiglie pronte al ricorso e guidate da teorie astratte, elaborate da chi non ha mai incrociato lo sguardo di un adolescente in difficoltà. È il trionfo dell’ego virtuale sulla realtà complessa della classe.
Malgrado questo isolamento, malgrado questo assedio, noi restiamo al nostro posto.

