TABELLA SI, TABELLA NO…

TABELLA SI, TABELLA NO…

Non capirò mai perché ci si debba dividere e “offendere” per un Transitorio che ci metterà tutti in ruolo. Leggiamo di amicizie che saltano e persone che si insultano per qualcosa che dovrebbe unirci e darci una serenità meritata dopo tanti anni di servizio nella scuola pubblica o paritaria.

Tutto nasce dalla bozza presentata alle OO.SS. lunedì 23/10 da parte dei tecnici del MIUR, per avere pareri e condivisione sulle scelte in atto. Nella prossima settimana sarà la volta del parere del CSPI. Come sempre accade in questi casi, stralci e bozze sono iniziate a circolare verso la fine della settimana scorsa anche su alcune testate e commentati da giornalisti in sintonia o facenti parte dei soliti noti. Anche noi abbiamo avuto alcune segnalazioni e parti di bozze. Se dovessi fare un commento personale in tre parole direi: “poteva andare peggio”. Mi spiego meglio. Da quello che era trapelato diverse settimane fa, si prospettava una copia del bando 2016, dal quale comunque si è partiti. Il dialogo però, mai interrotto, ha prodotto una notevole apertura da parte delle istituzioni, dovuta anche agli errori evidenti fatti nel passato. Questo ha determinato alcune correzioni positive compresa quella di valutare, i 60 punti complessivi, attraverso tre sezioni, ciascuna con un punteggio massimo di 30 punti, suddivise nella sezione A per il titolo abilitativo, nella sezione B e C per gli altri titoli e un’ultima sezione D per il servizio. La somma ovviamente non fa sessanta ma novanta. Non c’è un errore. Evidentemente si è scelto di dare l’opportunità a molti di raggiungere questa soglia.  Scelta saggia, non c’è che dire, anche se sempre a vantaggio dei titoli rispetto al servizio. Si sa che i “raccomandati” sono ben rappresentati al MIUR, ma questa è un’altra storia…

Analizzando più in dettaglio le tre sezioni, troviamo una prima iniquità sul titolo di accesso, nelle due sezioni che riguardano la materia e il sostegno. Si è scelto di suddividere i 30 punti della Sezione A dando 15 punti al super bonus per il TFA e i restanti 15 punti in base al voto conseguito. Iniquità dicevamo, non tanto per il bonus in se, già previsto nel dlgs 59/17, ma perché lo si poteva attribuire nella Sezione B degli altri titoli, come è stato fatto per il dottorato. La ragione è presto detta. Potrebbe accadere che un docente con un voto di abilitazione inferiore a 76/100 non prenda nessun punto, così come chi sarà ammesso senza abilitazione, anche se con riserva. Sarebbe bastato attribuire 10 punti all’abilitazione, cioè a tutti gli abilitati e aggiungere un differenziale di 20 punti in base alla valutazione stessa. Il bonus del TFA poteva essere previsto nella seconda sezione degli altri titoli.  Per gli ITP la penalizzazione diventa addirittura doppia per chi non avesse raggiunto il voto di 76/100. Infatti non essendoci docenti abilitati con TFA, il punteggio viene attribuito tutto alla valutazione utilizzando la formula che prevede un moltiplicatore di 6 punti, per cui si arriva con 100/100 a 30 punti.

Nella seconda sezione spiccano indubbiamente i 20 punti assegnati, nella proposta, al dottorato. Effettivamente potrebbero sembrare troppi ma, considerando l’esiguo numero e la probabile mancanza di altri punteggi come il servizio, non troviamo questa supervalutazione poi così scandalosa, come qualcuno sostiene. La scelta invece di non mettere in questa sezione il bonus dei 15 punti attribuiti al superamento delle prove preselettive per il TFA, questa si che ci sembra più mirata e interessata. Intanto perché parte degli abilitati con TFA potrebbe avere anche il dottorato, per cui con il voto arriverebbe già a 50 punti, senza contare né le certificazioni, né gli altri titoli, né il servizio. Per il resto ritroviamo nella bozza tutti gli altri titoli già considerati nel precedente concorso 2016, aumentati ovviamente perché nel 2016 incidevano per 1/2 o 1/3.

Arriviamo così all’ultima sezione in cui si parla di servizio. Anche qui una piccola considerazione personale. Qualcuno sta chiedendo un’ulteriore aumento del bonus TFA in considerazione di quella che loro hanno definito “supervalutazione” del servizio, che dal terzo anno in poi varrà 5 punti. Solo a uno stolto può sfuggire l’astuzia che sta dietro questa subdola argomentazione. Vi faccio una domanda semplice: secondo voi chi è più avvantaggiato da questa ipotesi se con soli 7 anni si raggiunge quasi il massimo del punteggio (2+2+5+5+5+5+5=29)? Chi ha 10-15 anni di servizio o chi ne ha solo 7? Ricordo a questi signori che siamo docenti, mica allocchi.  C’è una novità rispetto al 2016, viene riconosciuto oltre al servizio specifico sulla materia anche quello aspecifico in altra disciplina. In pratica vengono attribuiti 1 punto per i primi due anni e 2,5 punti dal terzo anno in poi. Purtroppo è rimasta la penalizzante espressione “servizio continuativo” che già nel 2016 ha cancellato diversi anni di servizio anche con una interruzione di un giorno. Inoltre avendo previsto nel servizio specifico: “…l’insegnamento prestato su posti di sostegno alle alunne e agli alunni con disabilità è valutato solo nella specifica procedura concorsuale”, per evitare cattive interpretazioni, abbiamo consigliato di aggiungere: “Servizio di insegnamento prestato su altra classe di concorso rispetto a quella per la quale si procede alla valutazione, compreso il sostegno, …”

Queste le nostre considerazioni sulla tabella presentata ai sindacati. Vorrei però aggiungere che negli ultimi due giorni si susseguono prese di posizione e molte polemiche che rischiano sul serio di far saltare tutto. Non capisco proprio chi possa avere interesse affinché tutto si blocchi, di certo non ai precari abilitati che da decenni insegnano nelle scuole pubbliche. Personalmente resto basito. Non dobbiamo dimenticare mai che parliamo di una graduatoria a esaurimento regionale e che tutti entreremo in ruolo nel giro di due o tre anni. Qualcuno ha dimostrato ancora una volta che il proprio orticello conta di più della ricerca del bene comune e della scuola.

Charles Bukowski diceva: “Attenti a quelli che cercano continuamente la folla, da soli non sono nessuno.”

Non dovremmo mai dimenticare che siamo insegnanti ed educatori, intellettuali e cultori del sapere, mica “arrivisti”.

Buon fine settimana a tutti.

RIPENSANDO…

Ripensando a tutto quello che è accaduto negli ultimi anni e al mio percorso nel CDP,  mi sono resa conto che la nostra associazione ha percorso un pezzo di strada davvero importante. Eravamo quattro amici al bar, letteralmente.  Ora siamo un’associazione stimata ed apprezzata da molti, temuta da altri.  Dai primi girotondi in Piazza dei Miracoli, alle manifestazioni romane e fiorentine, ai convegni, alle riunioni in sale di lettura piene di storia e di storie, questi tre anni sono stati forieri di momenti memorabili. Siamo cresciuti moltissimo, ma a noi non basta. Vorremmo costruire qualcosa di diverso, qualcosa che sia davvero unico. Abbiamo in mente una conformazione nuova, forte e strutturata dove chi abbia competenze e volontà possa crescere e diventare parte fondamentale non solo dell’associazione, ma di una nuova idea di scuola.

Venerdì 29/9/17 il Direttivo si è riunito e ha dato vita a questa nuova idea di associazione. Abbiamo pensato di dedicare le nostre singole competenze ad ambiti ben precisi, che non parlano solo di precarietà, benché sia ancora un aspetto importantissimo della categoria docente. Sono mesi che riflettiamo su quali siano le necessità del mondo-scuola e vogliamo dar voce a tutte quelle istanze che, spesso, sono inascoltate. Capiteci bene, non saremo redattori di cahiers de doléances. Non ci limiteremo a fare la lista delle cose che non vanno. Vorremmo essere parte della soluzione non del problema. Per questo motivo abbiamo individuato varie aree di intervento e azione e ci siamo fatti carico di portare avanti progetti e proposte, nel pieno rispetto delle esperienze e con la massima fiducia di tutti i componenti del Direttivo. Le aree di azione individuate sono:

  • nuovo sistema di reclutamento e transitorio (FIT) affidato a Barbara Monti;
  • dlgs 59 e aspetti legislativi ad esso collegati, come i decreti attuativi di prossima pubblicazione affidati a Mimmo Bruni;
  • tutela dei docenti di ruolo e rinnovo del CNL, affidati a Laura Isolanii, Pietro Danesi e Nicola Iannalfo. Quest’ultimo, come sapete, rimane la nostra punta di diamante negli eloqui a palazzo ;
  • riforma dei cicli scolastici, affidata a Alessandra Lusini;
  • tutela della seconda fascia, affidata a Cristina NassiValeria Rosamunda Perri e Nadia Tavella;
  • infine, visto che all’interno del Consiglio Direttivo, non vi è nessun docente della scuola dell’infanzia e primaria, all’unanimità è stato deciso di collaborare col gruppo di Petra Gagliardi, che è una maestra della scuola primaria e che si occupa della garanzia dei diritti dei lavoratori del comparto scuola insieme a Vincenzo Capaldo.

Stiamo pensando anche alla terza fascia. La nostra associazione deve crescere. Ci aspettiamo che chi vuole stare con noi lo faccia davvero, aderendo formalmente al tesseramento e contribuendo non solo economicamente, ma con idee e proposte e critiche utili e necessarie. Ci piace pensare di essere una famiglia, una rete che si sostiene, vorremmo che per tutti voi fosse la stessa cosa.

Grazie di esserci, grazie a chi ci sarà.

Il Direttivo

#capisciamè…

Leggendo un post di un anziano sindacalista…comprendo la ragione per la quale non c’è più speranza di capirsi. La realtà avanza e loro restano attoniti ad osservare e magnificare il passato. Prima o poi la sveglia suonerà anche per voi.
Toc, toc signori le Gae sono quasi esaurite. Ma di quali convocazioni parlate. Ci voleva un sapientone per capire l’ovvio, che le convocazioni annuali non hanno più alcun senso finché non si coinvolgeranno anche i docenti abilitati di seconda fascia? Sono anni che chiediamo una chiamata congiunta.
Non ci voleva molto a comprendere che il grosso del lavoro verrà svolto dalle scuole che, attraverso le GI cariche di docenti abilitati e non, attribuiranno di fatto le cattedre e gli spezzoni. Speriamo che questa lotteria termini presto attraverso l’articolo 17 del dlgs 59. Diamoci quattro cinque anni e di tutto questo non resterà che un ricordo, come le vecchie cabine telefoniche.
Che poi sono gli stessi che per anni ci hanno gridato: “concorso, concorso, per voi c’è solo il concorso”. Bene c’è stato il concorso e ha segnato la più grossa discriminazione mai accaduta in Italia. Commissioni che hanno promosso al 100% e altre allo 0%. Dove eravate voi mentre questo accadeva, da quale parte eravate schierati, con i docenti di ruolo che bocciavano o con i precari che subivano un’ulteriore umiliazione. Se invece di gridare concorso per anni aveste preso il toro per le corna, chiedendo la riapertura delle GaE o un concorso per titoli oggi la supplentite sarebbe al 30%.
Comprendo bene che all’autocritica preferite i corsi e poi i ricorsi, ma il tempo e la pazienza sono finiti. Abbiamo bisogno di risposte e le andremo a prendere con chi ci tuteli sul serio, altrimenti lo faremo da soli, nei luoghi in cui si decide, senza altre mediazioni. Voi intanto potete continuare a rimpiangere i tempi in cui, insieme ad altri, manovravate i docenti come pedine di una scacchiera di cui vi sentivate padroni. Vi segnalo che gli anni che restano sono ormai pochi, potete continuare a divertirvi con le manovre per i ruoli (ora capisco bene perché così contrari alla chiamata diretta), ma il gioco prima o poi finirà, dovete accettare l’idea che siete ormai adulti.

Cari signori le persone si tutelano, non si usano.

DIARIO DI UN’ESTATE…BLU’


29 agosto 2017

Nicola Iannalfo

“classe V(X) Istituto( y)17 studenti e 21 docenti (insegnanti di materia, co-presenze, insegnanti di potenziamento, insegnanti di sostegno, insegnante di alternativa alla religione…) nel consiglio di classe” .  Basterebbe questo per abbandonarsi a una analisi induttiva, per concludere che tutti i colleghi che hanno il coraggio di non sentirsi a disagio in un contesto assurdo come questo siano insensibili alla deriva dell’istituzione “Scuola”… e sulla mia agenda annoto. Sono arrivato a 137 annotazioni… mi guardo nuovamente intorno e penso ai colleghi (maestri) appesantiti dalle 24 ore di lezione e inchiodati all’immagine ottocentesca del maestro unico, colleghe logorate negli anni dalla fatica sempre più insostenibile di una classe. Quando dico che la scuola deve essere ripensata auspico che lo si faccia incollando le agende piene di note di noi insegnanti, quelle osservazioni coraggiose che hanno la forza di proiettarsi oltre i nostri personalissimi interessi. Insegnanti che sanno osservare oltre la punta delle proprie scarpe. Così comincerà una nuova era… tutto deve partire da qui e soprattutto da noi.


29 agosto 2017

Mimmo Bruni

Lo scorso 12 agosto, all’ombra di un faggio secolare a 1400 metri di altitudine, rispondevo ad una serie di inesattezze lette in un gruppo. Ho risentito e riletto le stesse obiezioni e quindi…senza tanta fatica, riposto la risposta:

“Ma è così difficile leggere un decreto legislativo, invece di mettere ansia? Il bando uscirà entro il 28/02/2018. È scritto.

La prova orale quindi non prima di aprile. Gli abilitati rimasti saranno non più di 30.000 in tutta Italia (II fascia). Parliamo sempre di secondaria perché la primaria e infanzia è esclusa dall’articolo 17 del dlgs 59. Per quanto riguarda la possibilità di entrare subito in ruolo a settembre 2018, questo riguarderà ovviamente alcune CdC in alcune regioni, soprattutto in quelle in cui le commissioni hanno fatto razzie di bocciature. Però ripeto parliamo di un numero così ristretto rispetto alle supplenze che incideranno al massimo al 20%.

Un’altra stupidaggine letta su vari gruppi e su OS come una novità, nasce dalla mancata lettura del decreto che recitava già dal 16 aprile che i 24 cfu sono solo per coloro che faranno la nuova formazione e non per chi userà l’articolo 17 (fase transitoria). Ripetiamo quindi che sia i colleghi abilitati che quelli non abilitati ma con tre anni di servizio, possono utilizzare l’articolo 17 che prevede la sola prova orale per gli abilitati senza voto minimo cioè non selettivo (1 anno di FIT, l’ultimo retribuito come una supplenza annuale ma non ripetibile), mentre per i non abilitati prova scritta e orale con voto minimo (2 anni di FIT, il primo e il terzo).Ultimo appunto, la graduatoria regionale è praticamente ad ESAURIMENTO, cioè tutti i colleghi inseriti saranno prima o poi messi in ruolo.

Ma non eravamo in ferie…”


26 agosto 2017

Mimmo Bruni

Costruiamo insieme un nuovo PONTE…

Rientrato ieri dopo venticinque giorni di serenità fra mare e montagna, mi sento rigenerato e pronto a ricominciare da dove eravamo rimasti, l’articolo 17 del decreto legislativo 59 del 16/04/2017 e in vigore dal 31/05/2017. Risultato “conquistato” grazie alla collaborazione e la caparbietà di diversi gruppi e soprattutto persone e a all’ascolto e disponibilità dell’On. Manuela Ghizzoni.

E’ inutile fare un elenco degli attori che hanno contribuito al decreto legislativo, anche per non correre il rischio di dimenticare qualcuno. Quindi mi taccio. Cosa fatta, punto e a capo.

Inizierei questo nuovo anno scolastico con un desiderio: smetterla con le auto celebrazioni. C’è bisogno di tornare a far girare le nostre rotelle mentali, produrre nuove idee e stimoli per ripensare la nostra professione, mettendoci in gioco anche rischiando tutto. D’altronde ho sempre evitato sicurezza e stabilità, non vedo perché debba cercarla proprio nel lavoro.

Abbiamo bisogno di proposte nuove per la nostra professione, partendo dal dato incontrovertibile che la scuola, così come è oggi, non funziona più.

Lo si comprende da vari elementi, primo fra tutti il basso livello di scolarizzazione e rendimento dei nostri ragazzi o il cattivo rapporto con i genitori e con gli altri lavoratori, che continuano ad avere nei nostri confronti un atavico movimento del naso…quelli dei tre mesi di ferie. So benissimo che non è più così da tempo, ma evidentemente anche noi non siamo stati in grado in tutti questi anni di modificare questa “credenza” popolare. Aggiungerei la disparità di trattamento fra i docenti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato, operata anche dalle istituzioni attraverso bonus e formazione dalla quale, non si sa perché, sono esclusi proprio coloro che di questa dovrebbero beneficiare in primis, vista la loro precarietà.

E’ importante in questo momento iniziare a proporre NOI un nuovo modello di scuola, avviando degli stati generali fra docenti per ridefinire ruoli e mansioni, didattica e valutazione, programmi e progetti per evitare che la scuola, come il Titanic, assuma sempre più i connotati di un transatlantico rattoppato in attesa del totale inabissamento.

Costruiamo noi questo NUOVO ponte!


21 agosto 2017

Nicola Iannalfo

Il sindacato è morto! Una lenta agonia che per quello che mi riguarda è iniziata con la negazione della “scala mobile” negli anni 90. Una vetrina di ricorsi, di manifestazioni prive di contenuto, di convegni ammuffiti. Quando ci saremo resi conto che “sognare” il sindacato equivale a riesumare la mummia di Nefertari probabilmente i nostri gruppi sembreranno più quello che erano un tempo, una moltitudine con un cuore e un’anima. La scuola non è solo algoritmo e transitorio… ma è il “referto” di un organismo malato, agonizzante… inutile piangere al capezzale. Amici miei occorrono idee ma soprattutto un cuore e un’anima. È il momento di avere un’idea sulla scuola un po’ più strutturata. Vorrei che ci fosse partecipazione nei gruppi non soltanto quando si dipanano cavilli amministrativi, perché un precario fregato tra qualche mese sarà un docente di ruolo fregato. Noi siamo la scuola! non la politica o il “$indacato”


16 luglio 2017

Nicola Iannalfo

Quando al centro di ogni discussione si pone un’idea e non una persona certi dissapori non hanno motivo di esistere. Poco importa “chi o come”… la cosa veramente vitale è il “cosa”. Vitale perché intreccia la vita delle persone. Nuovi gruppi? Bene! Nuove idee? Meglio! Non si dileggiano iniziative, specie quando mirano a un fine ultimo condivisibile. Non si mescolano personalismi e diritti. Non viviamo di scoop ne’ di gossip. Noi siamo quelli che sono scesi in piazza, che hanno urlato per le strade cittadine, quelli che si sono sdraiati sui gradini del “palazzo”. Noi “tutti” siamo quelli che hanno ragione… come dissi qualche anno fa… “noi siamo quelli che remano dalla stessa parte e non quelli che si tirano il remo in testa”.


15 luglio 2017

Mimmo Bruni

12 PUNTI SI…12 PUNTI NO

Alcuni colleghi in privato continuano a chiedermi dei 12 punti del TFA attribuiti erroneamente nell’anno di tirocinio. Spero di ripetere in maniera chiara il concetto. Un docente abilitato con il PAS mettiamo che abbia preso 97/100 all’abilitazione, in seconda fascia da tabella A prende 12 per l’abilitazione più 6 punti una tantum. Il totale fa 18 punti. Il docente abilitato con TFA con lo stesso voto di abilitazione prende invece 12 punti per il voto conseguito, più 42 punti una tantum per l’abilitazione selettiva. Attenzione in questi 42 punti sono compresi i 12 punti del servizio eseguito durante il tirocinio (il tirocinio aveva la durata in teoria di un anno, non è stato così, ma questa era la direttiva legislativa). Qualche collega in realtà in quell’anno mettiamo abbia svolto una supplenza, anche solo di poche ore (che in teoria non poteva fare) che magari ha inserito nell’elenco dei servizi presentati con l’aggiornamento. In realtà dovremmo distinguere fra due casi, perché ad esempio i colleghi del TFA1 hanno già inserito il loro anno nel precedente aggiornamento. Quindi quest’anno avranno solo aggiornato la vecchia graduatoria aggiungendo gli ultimi tre anni. Per loro quindi il problema non si pone, anche se, se devo essere preciso, qualcuno avrebbe potuto chiedere un nuovo aggiornamento per ricalcolare il proprio punteggio. In questo caso riguarderebbe anche i colleghi abilitati con il TFA del primo ciclo.

Per i colleghi del TFA del secondo ciclo che hanno conseguito l’abilitazione in questo triennio il problema si pone eccome. C’è stato ad onor del vero anche una FAQ del ministero al riguardo informando che il sistema se non “manomesso” risolve l’errore. Manomesso vuol dire semplicemente che l’operatore di segreteria può giustamente non accettare la modifica e cambiarla manualmente. Quindi in realtà ci saranno casi in cui alcune segreterie avranno corretto l’errore e altre non lo avranno fatto.

Vale lo stesso per i titoli informatici, alcuni avranno lo stesso punteggio di tre anni fa e altri il punteggio dimezzato.

Anche qui considerate che il punteggio max è 2 punti, devo ancora capire come facciano alcuni ad averne tre o quattro, si torna alla regola della “manomettere” i dati.

Come sempre saremo noi i migliori vigili del nostro “malloppo”, chi avrà di più e fosse onesto, segnalerà l’errore, anche per evitare un conteggio richiesto dai colleghi scavalcati.


2 luglio 2017

Mimmo Bruni

L’altro ieri mi sono sentito con l’onorevole Manuela Ghizzoni, fra le altre cose le ho chiesto che sarebbe stato bello se lei avesse scritto quattro righe su noi docenti precari che ogni anno lasciamo la scuola il 30 giugno per riprenderla il 15-30 settembre.

La sua risposta mi ha lasciato un po’ interdetto. Mi ha spiegato che ci stava pensando da giorni, ma che evitava il post a causa del fatto di essere da un po’ di tempo oggetto e bersaglio di stalking da parte di alcuni docenti GaE (soprattutto primaria e infanzia), da molti docenti di terza fascia e dai soliti “unti dal signore”.  L’elenco era molto più lungo ma per economia ho evitato le altre categorie.

Non ho insistito più di tanto, perché ho compreso che la sua decisione fosse già stata meditata, per evitare che un messaggio di ringraziamento venisse interpretato come una provocazione e dare il via alle solite invettive e istinti di pancia.  Non mi sorprendo anche se a volte resto incredulo a leggere certi commenti. Fortuna che l’età mi ha vaccinato e anche le offese più meschine mi scivolano leggere. Sarà anche per la mia formazione tecnica  di architetto, preferisco analizzare le questioni attraverso lo studio analitico dei dati, individuare i problemi e cercare la soluzione più semplice ed efficace per risolverli. Invece continuo a leggere tante parole vuote, tante affermazioni sbagliate, come quella letta l’altro giorno in cui si  sosteneva che il transitorio doveva essere ancora approvato dal Governo.

Ricordo che quello che molti chiamano transitorio è semplicemente un articolo di una Legge dello Stato Italiano, anzi per essere precisi di un DECRETO LEGISLATIVO, il numero 59 del 13 aprile 2017, che recita: “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00067) (GU n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)”

Legge VIGENTE dal 31-5-2017


16 giugno 2017

Nicola Iannalfo

Un po’ di tempo è passato… da poche settimane io e altri colleghi avevamo fondato il CDP. I nostri incontri erano un groviglio di rabbia, speranza e passione. Quel giorno dovevo fare un brevissimo intervento a una assemblea regionale della Cgil a Firenze. Generalmente le mie parole terminavano con un attacco piuttosto diretto alla scarsa iniziativa sindacale a tutela degli abilitati di seconda fascia. Presi posto mescolandomi tra la folla, provando quella sensazione di disagio che avverti quando senti di non essere tra amici. Accanto a me si sedette un collega che avevo visto più volte nelle manifestazioni… ancora non lo conoscevo bene ma lui conosceva me o almeno conosceva il mio nome. Quando fu il mio turno mi disse con il suo accento “vai Nicola”. Non gliel’ho mai detto, e forse lui se ne è pure dimenticato, ma quel “vai Nicola”era la cosa di cui avevo bisogno in quel momento. Da quel giorno ogni volta che ho parlato, ogni volta che ho relazionato alla Camera o al Senato gli ho chiesto sempre di sedersi accanto a me. Grazie Mimmo Bruni. Grazie per quello che hai fatto e per quello che stai facendo in questi giorni per tutti nostri colleghi. Stai dedicando il tuo tempo alle ansie e alle aspettative di tutti gli insegnanti che devono presentare la domanda di inserimento nelle graduatorie di istituto. Ieri un collega mi ha confermato che alla UIL gli hanno chiesto 50 € per compilare la domanda per l’inserimento in graduatoria d’istituto. Per questo ringrazio tutti gli amministratori e colleghi che in qualche modo in maniera gratuita stanno prestando il loro aiuto ai colleghi in difficoltà…

DOPO LE GRADUATORIE E’ L’ORA DELLA NASPI…questa sconosciuta!

Dopo le Graduatorie è l’ora della NASpI…questa sconosciuta!

Breve guida per rendere a tutti la richiesta di NASpI una semplice Formalità

Finito lo stress delle Graduatorie… iniziamo con la richiesta di “prestazioni a sostegno del reddito” dopo la scadenza del contratto.
L’indennità di disoccupazione NASpI (Indennità di NASpI, Comunicazioni NASpI-COM, Anticipazione NASpI), spetta a tutti i lavoratori dipendenti che, dal 1° maggio 2015, abbiano perduto involontariamente la propria occupazione di natura subordinata, ivi compresi, apprendisti, personale artistico subordinato, soci lavoratori di cooperativa, dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione con inclusione dei lavoratori precari della scuola, lavoratori che hanno cessato il lavoro per dimissioni avvenute durante il periodo tutelato di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del figlio) o nei casi stabiliti dalla legge per giusta causa e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
Il portale dedicato alle domande per “prestazioni a sostegno del reddito” consente l’invio online delle richieste per ottenere i benefici di assistenza economica previsti sia per i nuclei familiari sia per i singoli lavoratori in caso di disoccupazione, mobilità o diminuzione della capacità lavorativa.  Se siete registrati è possibile compilare e inviare la domanda telematica per NASpI. Per il pagamento di tutte le prestazioni a sostegno del reddito è indispensabile compilare, salvare e caricare nel servizio online per l’invio della domanda anche il modulo SR163 “Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito”, necessario per la verifica dell’ IBAN.
Il richiedente deve specificare la modalità di pagamento, già indicata nella domanda di servizio e, nel caso di accredito, anche i dati di riferimento dell’agenzia o filiale dell’istituto di credito (banca/posta) che effettua il pagamento con il codice IBAN, riferito al rapporto di conto del richiedente la prestazione, con data, timbro e firma del funzionario bancario o postale. Se invece avete conti correnti o carte prepagate aperti presso istituti di credito virtuali, è sufficiente inviare il documento rilasciato online dalla procedura di collegamento al conto nel quale appare l’intestazione.

Ecco le due operazioni da fare:

1. La prima operazione è registrarsi al sito dell’INPS e farsi mandare le credenziali, senza le quali le uniche operazioni OnLine che potrete fare sono solo la stampa dei modelli.
Io personalmente in questo caso, cioè se non avete ancora le credenziali, vi consiglierei almeno per quest’anno di recarvi direttamente all’ufficio provinciale dell’INPS più vicino e fare tutto a mano allo sportello. Perderete una mattinata o qualcosa in più ma per lo meno risolvete la procedura.

2. Se andate allo sportello ricordatevi di procurarvi la domanda NASPI e il modello SR163 compilato e firmato oltre che da voi anche dall’addetto del vostro Istituto di credito che apporrà sul foglio oltre alla firma anche il timbro.

Per rendervi la vita più semplice ho preparato un file PFD con le indicazioni e procedure da eseguire al computer, sperando in questo modo di rendervi la compilazione più semplice. Buon fine settimana.

Mimmo Bruni

 

Habemus decretum… n.59 del 13/04/2017

Non amiamo celebrazioni, ma anche oggi o meglio ieri, finalmente vediamo pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti attuativi della Legge 107/2015.

Decreto Legislativo n59

Cominciavamo a temere un…ripensamento.

Scherzo ovviamente, ma di certo da oggi abbiamo la certezza che una piccola toppa è stata applicata all’ingiustizia perpetrata dalla 107 quando stabilisce il diritto a tempo, chi prima e chi dopo il 31/12/2006. Come se un diritto fosse stabilito da un politico di passaggio. Riporto l’articolo pubblicato dalla deputata Manuela Ghizzoni sul suo blog personale, a cui vanno i nostri ringraziamenti per essere riuscita nell’ottimo lavoro di mediazione,  che ha visto alla fine il voto favorevole della maggioranza ma anche della opposizione.

Tratto dal blog del onorevole Manuela Ghizzoni:  http://www.manuelaghizzoni.it/2017/05/09/italia-oggi-reclutamento-chiude-passato-stabilita-continuita-percorso-lungo/

” Il nuovo sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo degli insegnanti della scuola secondaria opera un mutamento di paradigma: mai più defatiganti precariati a cui seguivano abilitazione e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato.  Molta attenzione ha suscitato la disciplina transitoria, che condizionerà il successo del nuovo sistema se riuscirà a chiudere con il passato con equità, vale a dire avendo riguardo per i diritti degli attuali docenti precari, formati sul campo, dotati di esperienza e spesso in possesso dell’abilitazione all’insegnamento. Si tratta di una sfida complessa, che deve contemperare anche i diritti dei futuri docenti, i «nuovi entranti» nel mondo della scuola, e deve tenere conto dell’estrema diversificazione delle situazioni, per cui in alcune regioni e per alcuni insegnamenti il precariato storico è già esaurito o quasi, mentre in altre regioni e per altri insegnamenti in migliaia hanno già i requisiti per l’assunzione in ruolo.  La fase transitoria si rivolge a quattro categorie di precariato scolastico.

  1. La prima è formata dai docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae), che hanno maturato il diritto all’assunzione per disposizione della legge 107.
  2. La seconda è costituita dai vincitori del concorso del 2016, che accederanno al ruolo sulla base della graduatoria di merito (Gm); a loro si aggiungono, per il periodo di validità della graduatoria, anche gli idonei.
  3. La terza categoria è formata dagli attuali abilitati.

Queste tre categorie si riferiscono a platee chiuse, destinate ad estinguersi, a differenza della quarta che invece continuerà ad alimentarsi in forme fisiologiche per le necessità strutturali della scuola: ci si riferisce ai supplenti non abilitati che comunque insegnano, in particolare su posti dell’organico di fatto non assegnabili a docenti di ruolo. Gli appartenenti alla terza e alla quarta categoria non hanno maturato il diritto all’assunzione, pertanto la disciplina transitoria prevede che dovranno sottoporsi ad apposite prove e percorsi valutativi e formativi differenziati. Un cardine di tutta la normativa è, infatti, che non si dà corso ad alcuna sanatoria, ma si graduano le prove e i percorsi di accesso alla scuola a seconda della formazione acquisita e dell’esperienza maturata. Così gli abilitati della terza categoria confluiranno in una nuova graduatoria di merito regionale (Gmr), mentre ai supplenti della quarta categoria, in considerazione dei servizi resi per il funzionamento della scuola per almeno tre anni, sarà riservato, a regime, un concorso biennale per l’inserimento in un percorso di formazione e accesso al ruolo.  Alla graduazione dei percorsi corrisponde quella dei posti riservati ad ognuna delle categorie. Il 50% dei posti vacanti e disponibili è innanzitutto destinato all’assunzione dalle Gae. Via via che esse si svuoteranno (in molti casi lo sono già), i posti residui andranno a disposizione, progressivamente, delle altre categorie. La disposizione transitoria determina poi come saranno utilizzati i posti vacanti e disponibili nei primi quattro anni, dal 2017/18 al 2020/21, al netto di quelli utilizzati per le Gae. Per i primi due anni, si tratta dei posti già banditi dal concorso 2016 e quindi andranno tutti alle Gm (ove fossero già esaurite, si attingerà dalle nuove Gmr). Nei successivi due (fatto salvo lo scorrimento di eventuali Gm ancora vigenti), tutti i posti del 2019/20 e l’80% di quelli del 2020/21 saranno riservati alle Gmr. Infine il 20% dei posti del 2020/21, più quelli eventualmente residuati dalle Gmr, saranno riservati ai supplenti non abilitati, secondo la graduatoria del loro concorso riservato (il primo sarà bandito nel 2018).   I posti vacanti e disponibili del 2021/22, al netto di quelli eventualmente riservati alle Gae, saranno riservati per un massimo dell’80% alle Gmr degli abilitati. Il 60% dei posti restanti (quindi al minimo il 12% dei posti iniziali) sarà riservato ai supplenti non abilitati, mentre l’altro 40% (quindi al minimo l’8% dei posti iniziali) sarà assegnato ai nuovi entranti sulla base del primo concorso che sarà anch’esso bandito nel 2018, in modo che i vincitori possano occupare i posti a loro destinati a partire dal 2021/22, dopo il triennio di formazione e tirocinio.   Queste percentuali saranno via via modificate per i posti disponibili dal 2022/23 in poi. La quota per gli abilitati scenderà dall’80% sino al 20%, che diventerà una percentuale fittizia appena la categoria sarà esaurita. La quota per i supplenti non abilitati scenderà anch’essa dal 60 al 20% a regime. In corrispondenza salirà la quota restante da assegnare interamente ai nuovi entranti.   La transizione per portare stabilità e regolarità a un sistema purtroppo viziato da scelte del passato disorganiche e contraddittorie è necessariamente lunga, ma in grado di garantire ai giovani spazi sicuri e crescenti. Ad esempio, su 100 posti del 2029/30 (banditi con il concorso del 2026), al massimo 20 saranno riservati agli abilitati (se ve ne saranno ancora), al massimo altri 20 ai supplenti non abilitati e quindi almeno 60 ai nuovi entranti. Un sistema di vasi comunicanti che, con lo svuotamento di alcuni e il parallelo riempimento di altri, potrà garantire equità e opportunità a tutti.”


Per utilità di tutti, allego il PDF del decreto attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale di ieri 17/05/2017 che andrà in vigore dal 31/05/2017 e da cui far partire l’orologio della tempistica prevista.

Decreto Legislativo n59

Ricordo le due date da non dimenticare ad oggi

(art.17 comma 6) – Entro 120 giorni, cioè indicativamente entro fine settembre il Ministro della Pubblica Istruzione dovrà emanare un decreto che preveda il contenuto del bando, i termini e le modalità di presentazione delle istanze, di espletamento della prova orale e di valutazione della prova e dei titoli, i titoli valutabili, nonché la composizione della commissione di valutazione.

(art.17 comma 3) – La procedura di cui al comma 2, lettera b), bandita in ciascuna regione e per ciascuna classe di concorso e tipologia di posto entro febbraio 2018.

 

 

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Coordinamento Docenti Precari

La forza che permette a un cavo di sollevare tonnellate di peso è il risultato di un insieme di fibre che si uniscono, si intrecciano e saldandosi permettono di scalzare macigni e ostacoli enormi.
Stare soli, sperando che il nostro semplice filo possa sollevare il nostro problema è stupido e arrogante.
Questa cosa mi è martellata in testa pesantemente in questi giorni. Spesso ho pensato a quanto fragile sia la nostra natura e condizione di docenti precari e quanta disperazione questa abbia generato in questi mesi. Per questo motivo vogliamo unire tutti i docenti precari della Toscana. Vi chiedo con questo nuovo progetto di condividere tutto: le vostre paure, le vostre ansie… ma soprattutto le vostre energie perché la nostra unione possa sollevare il peso che ogni giorno ci portiamo dentro.
Benvenuti a tutti voi.

Proviamo ad andare avanti insieme! 

 

WORK IN PROGRESS…

Work in progress…

Ore 9:00…

Come era ovvio che fosse, oggi il Consiglio dei Ministri del Governo Gentiloni, approverà i decreti attuativi della legge 107/15. Già una settimana fa lo avevo scritto che la data sarebbe stata anticipata e non perché avessi avuto una “soffiata”, semplicemente perché qui nel CDP sia abituati a usare la testa… 
Noi di tutte le deleghe abbiamo contribuito, con altri gruppi, alla modifica della bozza 377 che, come dicono a Firenze è migliorata “di morto”.
Per le altre…meglio non esprimersi.

Oggi al Consiglio Direttivo dell’Associazione oltre ad attribuire alcuni nuovi incarichi, ad iniziare dall’ampliamento dei membri del Consiglio stesso, indicheremo le future strategie dell’Associazione e del Gruppo.   Restiamo in standby…

Ore 15:00

Lo scrivevo stamani andando a scuola, non abbiamo ancora letto i decreti approvati, ma possiamo dire che un punto fermo è stato fissato. Questa sera dopo il Consiglio Direttivo, avremo una ragione in più per brindare e lo faremo pensando a tutti voi e a tutti i colleghi di altri gruppi che insieme a noi hanno tanto lavorato per questo primo obiettivo. Non faccio nomi per non dimenticare nessuno, ma un paio sono costretto a farne. 
Primo fra tutti un fratello conosciuto a Pisa, anche per questo ringrazio il PAS, senza il quale molte di queste amicizie non si sarebbero mai “incrociate”. Nicola Iannalfo, insieme a tanti altri, hanno segnato una piccola svolta nella mia vita normale, richiamando dal profondo quel vecchio impegno “politico”, vero, in cui gloria e interesse non hanno campo fertile. Girare insieme mani nella mano intorno alla Torre è stato uno di quei momenti dove capisci che le cose possono cambiare, se c’è la volontà di tanti a farlo insieme. Da quella unione d’intenti è nato il CDP.  https://youtu.be/z8RWPEgOz2Y

La seconda persona che voglio ricordare è una “compagna” di lotte, Rosa Sigillò , con cui a volte abbiamo avuto divergenze d’azione, ma della cui sincerità non ho mai dubitato un attimo. Con il MIDA abbiamo cercato sempre di mettere da parte gli interessi di bottega, per la semplice ragione che lottavamo per i lavoratori di quella bottega, senza nessun altro fine.

Infine ho scelto una donna della politica. Ne abbiamo conosciute tante in questi tre anni, con le quali abbiamo dialogato, scontrandoci talvolta, ma sempre nel rispetto dei ruoli reciproci. Ma fra tutti c’è solo una persona che ho sentito seria e vicina, intuendo subito che il dialogo con lei avrebbe avuto un senso. 
Eravamo a Firenze, in settembre, alla festa dell’unità, seduti all’ombra di querce secolari su una panchina come tante. Lei, io e Nicola abbiamo discusso con franchezza e sincerità, cercando di trovare possibili soluzioni da mettere in campo e possibili strade e strategie da perseguire per risolvere la questione rimasta aperta dopo le 88.000 assunzioni della 107/15. Le cattedre rimaste vacanti in diverse discipline anche a causa di tanti docenti abilitati “eliminati” in alcuni territori da commissioni “kamikaze”. Così come la questione di dare stabilità a coloro che nel corso degli ultimi 10 anni avevano totalizzato anni e anni di servizio. 
Sono certo che quel breve incontro ha aperto una breccia in quel muro alzato incomprensibilmente nel 2015, di cui ancora oggi non comprendo la ragione, dando la speranza a migliaia di docenti di arrivare finalmente, attraverso un lungo lavoro fatto di dialogo e confronto, a qualcosa di utile per la nostra scuola, tanto vituperata, ma sempre premiata e rispettata a livello internazionale. 
Ecco di tutti i politici il ringraziamento più sincero lo devo a lei, onorevole Manuela Ghizzoni, malgrado gli ultimi fraintendimenti, costruiti ad arte da altri per metterci in cattiva luce, ma questa è un’altra storia che è inutile riaprire. Grazie per l’amicizia disinteressata, per la disponibilità e la sua capacità di rimettersi in gioco, trovando soluzioni più condivise, per tutte le discussioni e i chiarimenti, anche in orari impossibili ai più. Grazie davvero a nome mio in primis, ma anche di tutta l’associazione che mi onoro di rappresentare, di tutto il nostro gruppo e di tanti altri colleghi che, pur fuori dal mondo virtuale di internet, sentono in cuor loro di aver ottenuto una possibilità concreta di stabilizzazione, dopo aver per tanti anni offerto il proprio lavoro alla scuola pubblica italiana.

Ore 00:55

Non amiamo celebrazioni, ma anche oggi o meglio ieri, vista l’ora, dopo il lavoro a scuola ci siamo riuniti a Empoli per il Consiglio Direttivo dell’Associazione. Riunione operativa ricca di decisioni, anche difficili… ma nel complesso giustificate dalla grandezza delle persone… A breve nel gruppo Assemblea Soci sarà inserito il Verbale che in sintesi posso anticiparvi con alcune decisioni prese: allargare il numero dei consiglieri a 10 inserendo nel Comitato Direttivo: Paola Brandi, Alessandra Lusini e Barbara Monti. Vista la decisione di Nicola Iannalfo di rimettere il suo mandato ritenendo giusto che a rappresentare le istanze future dell’associazione debba essere un docente precario, il Consiglio Direttivo ha nominato come nuova Coordinatrice Unica Nazionale: Barbara Monti. 
Chiuso il Consiglio, abbiamo ritenuto legittimo anche noi festeggiare questo primo risultato raggiunto con l’approvazione dei Decreti Attuativi della Legge 107/15. Purtroppo Nicola e Alessandra, per motivi famigliari, sono dovuti rientrare a casa ma abbiamo festeggiato come se fossero stati insieme a noi.
Un brindisi che dedichiamo a tutti noi del gruppo, ma anche a tutti gli altri.

¡Vamos!
Allons 
 Let’s go!
Avanti!

CI SONO MOMENTI…

“Ci sono momenti nella vita in cui non bisogna tirarsi indietro e questo è uno di quelli”.

Tra tutte le parole e le esortazioni che mi sono state rivolte in questi giorni di riflessione, queste sono quelle che mi hanno portata alla decisione definitiva: rappresentare il CDP, rappresentare i precari, rappresentarci. Non sono qui a dirvi che le cose da ora in avanti saranno più facili e non ho intenzione di raccontarvi storie sull’onere e sull’onore, perché le frasi ad effetto non mi si addicono. Sono però fortemente convinta che, ora più che mai, siamo di fronte ad uno snodo memorabile della politica e della storia italiana: sta a noi coglierne i frutti. Spesso mi ritrovo a parlare con colleghi sfiniti da questi anni di lotte e delusioni, i quali hanno negli occhi quella espressione un po’ spenta tipica di chi è estremamente scettico e stanco, tanto stanco delle solite manfrine. E’ da loro vogliamo ripartire, dalle loro storie, dalle vostre storie, pura esperienza contestualizzata. Perché è questo che ci accomuna, l’esperienza ovvero il trait d’union tra mondo del lavoro e formazione, la famigerata competenza che certifichiamo alla fine di un ciclo di studi. E allora ricominciamo da qui, da una sapiente miscela di conoscenze, abilità e attitudini, conformemente al paradigma del sapere, saper fare e saper essere. Chiediamoci se non sia il caso di pretendere di essere valutati come noi valutiamo i nostri alunni. Chiediamoci se vogliamo che progetti, formazioni, service-learning, didattica per competenza, TIC, interdisciplinarità, costruzione di adeguati ambienti didattici e management di classi, cdc, collegi e genitori debbano essere ciò per cui dobbiamo essere valutati. “Un mondo globale caratterizzato dall’innovazione tecnologica, prevede l’acquisizione di saperi in costante evoluzione e rapida obsolescenza; richiede un governo delle situazioni e del cambiamento che non può fondarsi solo sull’aggiornamento continuo di saperi, ma richiede l’utilizzo di capacità diverse, di tipo trasversale, che formano la persona in quanto tale.” (E. Lozupone). Ancora di più, domandiamoci se abbiamo la volontà di cambiarla questa nostra cara vecchia scuola e con lei il modello didattico puramente trasmissivo.

Lo chiedo a voi, colleghi cari.

Grazie e… Avanti, of course!

Barbara Monti

AVANTI

AVANTI…

Molti di noi si sono chiesti negli ultimi giorni  “ma davvero ci siamo?”  Ognuno si sarà data una risposta e anche se in molti la parola “concorso” mette ancora in agitazione assicuro, a quei pochi neuroni rimasti ancora increduli, che la nuova scelta delle forze governative di “graduare” invece di “selezionare” è un dato ormai certo.

Mi sono chiesto in questi giorni se avesse ancora senso parlare di Coordinamento Docenti Precari. Come fare a dimenticare le tante volte in cui ho dovuto “consolare” e “ricaricare” il morale di tanti amici e colleghi, che non ci hanno mai creduto. Qualcuno ci rimprovera che non diamo risposte immediate, che non ripetiamo fino allo sfinimento le nostre ragioni e azioni in atto, a differenza di altri. Ci dispiace ma siamo fatti così, non siamo abituati a ripeterci anche solo per motivare il gruppo e far sentire che ci siamo.

Però, vi assicuro, non abbiamo mai mollato e io in particolare non ho mai pensato che “loro” fossero così cambiati. Dico sul serio, anche quando nel 2015 ci siamo sentiti traditi e nel 2016 umiliati, non ci ho mai creduto.
Sarà perché non sono un istintivo, non mi abbatto facilmente così come non mi esalto mai. Sarà l’età ma sono abituato a capire, analizzare e trovare soluzioni chiare e limpide.

Il testo licenziato prevede un concorso orale riservato agli abilitati, con la sola funzione di graduare l’ingresso. Aver ottenuto poi l’indicazione del 40% massimo per la prova orale (si parlava addirittura del 70%) la trovo un’altra vittoria della mediazione che c’è stata. Chiedere meno non avrebbe dato alcun senso alla prova orale, che come nello scorso concorso dava 40 punti. Direi chiaro come il sole.

Vero che non abbiamo eliminato la prova concorsuale, ma ormai il mantra è chiaro e senza il voto minimo quella vecchia dizione “c’è concorso e concorso” questa volta è una vittoria vera.

Aspettiamo che il governo approvi il decreto attuativo e poi ci sarà da lavorare ancora sulle tabelle titoli, servizio ed esami. A occhio direi, visti i 40 punti dell’orale, resteranno da distribuire 60 punti. In teoria potrebbero andare tutti al servizio, visto lo spirito della fase transitoria ma non sarà così e sarei stanco di iniziare una nuova lotta fra colleghi. Forse potrebbero considerare l’abilitazione come uno “scritto” dando cioè una valutazione in base al punteggio da 2 a 20 punti, aggiungere max 10 punti per i titoli e lasciare 30 punti per il servizio (3 punti all’anno quindi max 10 anni).

Apriremo a breve un form in cui ciascuno di voi potrà proporre un rapporto adeguato fra le tre voci, in modo da fornire al gruppo una proposta condivisa dalla maggioranza.  Abbiamo la possibilità di proporre così come per il piano transitorio una nostra proposta e ogni riflessione sarà fondamentale.  Noi decideremo, come sempre, insieme a voi.

Avanti!

Mimmo Bruni

PARERI E SCIOPERO

PARERI E SCIOPERO

Mi sa che la vetta è stata quasi raggiunta. Ora calma, sangue freddo e non perdere l’equilibrio in discesa…

Il parere sulla delegha 377 da poco è visibile sul sito della Camera, dove trovate due documenti, quello principale a firma dell’Onorevole Manuela Ghizzoni e un parere alternativo a firma dell’Onorevole Silvia Chimienti. Questo è il link:

http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2017&mese=03&giorno=14&view=filtered&commissione=0711

Per quanto riguarda invece lo sciopero del 17 marzo 2017, organizzato da diverse sigle sindacali fra cui Unicobas, Cobas e Anief,  in cui si chiede anche il ritiro di tutte le deleghe, la nostra posizione è scontata visto che sono mesi che lavoriamo ad una mediazione “diretta” con i componenti delle due Commissioni. Inoltre, personalmente, NON ho gradito la campagna di compiacimento per la “mancata” adesione allo sciopero dello scorso otto marzo, organizzato dalla FLC, anche perché a farla è stato un amico, Stefano D’Errico. Onestamente contare le adesioni e ridere dei numeri è una politica più da esponenti di governo che da chi si oppone da tempo alla 107/15.

Abbiamo comunque inteso aprire un sondaggio fra i soci del CDP sullo sciopero di venerdì, che si è così espresso:

52% NO, io non sciopero;
26% SI, io sciopero;
22% l’Associazione CDP non deve aderire allo sciopero;
0% l’Associazione CDP deve sponsorizzare lo sciopero.

Il CDP quindi per volere del Comitato Direttivo e dell’Assemblea Soci Virtuale non aderirà allo sciopero, lasciando la libertà di scelta e ricorda ai partecipanti che oltre alle manifestazioni di Roma è stato organizzato anche un corteo a Firenze con gli studenti e successivamente un Sit-in davanti alla Prefettura di Via Cavour. Inoltre avverte che sia l’Anief che i COBAS hanno organizzato per Roma pullman e treni speciali.

 

Dimenticavo…Noi non molliamo!

ASSOCIAZIONE CDP IN AUDIZIONE AL SENATO

AUDIZIONI IN SENATO

Un altra giornata piena. Sveglia presto, prime tre ore a scuola e poi di corsa verso la stazione. Fortuna che ora da Firenze a Roma bastano 90 minuti. Primo incontro operativo sulle strategie future e poi di corsa al Senato.

Questa volta il clima è stato sicuramente più disteso e sereno rispetto alle audizioni della Camera di dieci giorni fa, anche a causa di qualche malinteso poi fortunatamente chiarito.  In audizione abbiamo sostenuto da soli il concorso per titoli e servizio con anno di prova a valore concorsuale. Non avevamo più voglia di mediare, anche perché la scelta della delega di esimerci dallo scritto e affrontare solo l’orale era già stato raggiunto con mille mediazioni. Noi del CDP riteniamo che non si debba richiedere nessuna ulteriore prova selettiva e che quest’ultima non garantirebbe nessun tipo di merito. Inutile chiedere certezze nei tempi, nelle commissioni e nelle griglie…soprattutto dopo quello che è accaduto nel concorso 2016. Lo avevamo già chiesto due anni fa quando Matteo Renzi cavalcava un 40% di consensi e il ministro era una certa Giannini e lo chiediamo a maggior ragione oggi, che al governo c’è Gentiloni  e il ministro si chiama Fedeli.
Chiedevamo e chiediamo di far fronte comune sul principio che un docente abilitato non debba essere sottoposto a nessuna ulteriore valutazione selettiva, ma a una reale osservazione sulla sua capacità didattica. Ieri la prima sorpresa è stata quella di sentire fare a ciascun gruppo richieste praticamente sovrapponibili, un traguardo non proprio scontato.

Altro che dissensi, Senatrice Puglisi, se solo fosse arrivata prima e avesse ascoltato quasi la stessa proposta, avrebbe evitato una domanda sbagliata in partenza. Non è stato il primo errore commesso e se devo dirla tutta mi è sembrata troppo nervosa e poco serena. Per il resto si è respirato un clima che lascia ben sperare per i passaggi successivi, anche se devo ammettere un po’ di fastidio per qualche “spina” rimasta conficcata.

I saluti finali ci hanno consentito un chiarimento e qualche azione congiunta con le senatrici rimaste ad ascoltarci, sulla richiesta dei numeri ancora assenti e sulle prospettive future. Ringrazio in particolar modo le Senatrici Montevecchi, Blundo e l’amica Alessia Petraglia per l’ascolto e la disponibilità anche in prospettiva di future iniziative da mettere in campo per seguire i delicati passaggi futuri di queste deleghe. Infine i soliti piacevoli saluti con abbracci e strette di mano più sinceri di altre volte.

Usciamo dal Palazzo più sereni e il resto lo fa Roma. Obbligo quasi il mio compagno di numerosi viaggi ad una passeggiata per gambe, occhi e palato. Caffè in Piazza Navona, giro intorno alla fontana dei quattro fiumi del Bernini, racconto a Nick la leggenda sulla statua del Rio della Plata che tiene alzato il braccio per ripararsi dall’eventuale crollo del campanile o della cupola della prospiciente chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini. Le storie dei due grandi del seicento romano riempiono tanti libri, ma vederli a due palmi di naso è tutta un’altra storia. Visto che ci siamo passaggio obbligato, prima da San Ivo alla Sapienza, poi la tappa obbligata quando ci si trova nei pressi di Palazzo Madama, la visita della Chiesa di San Luigi dei Francesi, per rivedere la cappella Contarelli e i suoi tre capolavori assoluti custoditi del Caravaggio: il Martirio e la vocazione di San Matteo e San Matteo e l’angelo (tutti in…tema).
Usciamo appagati e con qualche ricordo passato, ma la velocità con cui cambia la scena nello spazio/tempo è quasi magica, cento metri e ci ritroviamo in prima davanti al Pantheon, poi al Tempio di Adriano e infine alla colonna di Marco Aurelio, per non dimenticare che qui si è fatta la storia. Le emozioni richiedono una pausa e soprattutto è tempo di mettere qualcosa fra i denti per riattivare gambe e corpo. Trovandoci in zona come non fermarsi da “Pane & Salame” in via Santa Maria 19 e gustare uno dei tanti paninazzi ben assortiti, accompagnati da un buon calice di Chianti.
Perché sul vino…Toscana docet.

Riempita la pancia, siamo subito nuovamente in marcia fra chiare, dolci e fresche acque… Fontana di Trevi ci accompagna come un orchestra durante il suo attraversamento, con una melodia frusciante che cattura i sensi.   Ora diritti verso un’altra meta arrampicandosi per via Rasella arriviamo davanti a Palazzo Barberini e subito dopo, voltando a destra la splendida e magica Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane dove Borromini ci ricorda che l’acqua continua a scorrere (peccato fosse chiusa). E’ ora di accelerare, abbiamo solo 15 minuti per raggiungere Termini, non manca molto, ma queste strade sembrano trattenerci. Procediamo svelti verso Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e poi a destra la Stazione è ben visibile e a pochi metri.
Per un pelo siamo in carrozza e in buona compagnia dell’amica Petra voliamo a quasi trecento chilometri orari verso casa. Un’altra giornata è andata, si spera serva alla causa.

Noi di certo non molliamo!

ASSOCIAZIONE CDP in AUDIZIONE alla CAMERA

Il CDP ritiene che non si debba richiedere nessuna ulteriore prova selettiva che per un abilitato di stato sarebbe assolutamente inaccettabile. Una qualsiasi selezione non garantirebbe nessun tipo di merito. Inutile chiedere certezze nei tempi, nelle commissioni e nelle griglie…soprattutto dopo quello che è accaduto nel concorso 2016. Lo abbiamo chiesto due anni fa quando Renzi cavalcava un 40% di consensi e il ministro era una certa Giannini e lo chiediamo nuovamente oggi, che il governo Renzi non esiste più (almeno formalmente) e il ministro si chiama Fedeli.
Speriamo che si riesca a far fronte comune e che il principio che un docente abilitato non debba essere sottoposto a nessuna ulteriore valutazione selettiva, ma a una reale osservazione sulla capacità didattica possa far breccia in tutti i coordinamenti.

DELEGHE ALLA 107/2015

DELEGHE ALLA 107/2015

Il Ministro (certamente dietro pressione governativa) decide di spingere sulle deleghe ottenendone l’approvazione. Le deleghe permettono di concludere l’iter di riforma previsto dalla BUONA SCUOLA. Le deleghe costituiscono i punti cardine dell’ossatura della 107/2015.
Tutta la disperazione che percepisco, conseguenza di questo certo inaspettato atto ministeriale, è lecita ma poco ragionata. L’idea che si potesse rimanere in una situazione limbica è assurda. La fase transitoria è innestata nelle deleghe… e la consecutio logica è che senza deleghe non si può parlare di transitorio. Impalcare la 107/2015 ha richiesto una potente azione governativa e parlamentare dell’esecutivo più “strutturato” degli ultimi 20 anni (strutturato sia nella durata operativa che nei numeri parlamentari). Per smontarla occorrerebbe un’analoga azione di “potere” che allo stato attuale è assolutamente impensabile. Le limature possibili non ne muterebbero l’impianto. Ora capite perché il CDP evitando speculazioni inutili ha pensato di concedersi il silenzio.
La nostra idea non è cambiata, un piano di stabilizzazione valido e attuabile nel rispetto del T.U. Già dalla prossima settimana presenteremo la nostra proposta formalizzata sulla delega riguardante la fase transitoria. Un sistema che tuteli il valore dell’abilitazione e che garantisca la continuità didattica agli studenti.
Personalmente non amo indugiare su ipotesi e supposizioni, d’altro canto, scorrendo con attenzione il comunicato del MIUR del 14/01/2017 leggo che è intenzione del Ministero tutelare tutti quanti inseriti in “graduatoria di istituto”, quindi anche i non abilitati. Bene. Giusto. Ma occorre onestamente ammettere che questo tradotto significa molto semplicemente CONCORSO.
Ora mi aspetto che quanti auspicavano pubblicamente e privatamente una presa di posizione del CDP si stacchino dalla tastiera e si materializzino quando avremo bisogno dei numeri. Adesso si, adesso è ora di ripartire.

DIALOGO SI…MA CON CHI?

DIALOGO SI…MA CON CHI?

A due settimane dal referendum e una settimana dall’insediamento del nuovo Governo Gentiloni, è sin troppo facile pensare che l’Italia dopo 70 anni ha nuovamente deciso per la democrazia, ha nuovamente indirizzato il proprio animo alla sovranità del popolo. Forse tra qualche anno capiremo meglio quanto il passaggio referendario sia stato critico per la nostra democrazia, l’Italia oggi ci sembra più Italia e cittadini ci sembrano più cittadini. Vogliamo illuderci e credere che ci sia ancora la possibilità per ripartire dal basso, perché se qualcosa ci hanno insegnato questi mille giorni di governo renziano è che quando il popolo si disinteressa alla politica e alla cosa pubblica ci pensano le banche e i poteri forti internazionali a prendersi quegli spazi.

Un’altra lezione che vorremmo capitalizzare è la necessità di una rappresentanza politica del mondo della scuola: il mondo della scuola vero, fatto di insegnanti e di formatori che la scuola la vivono e soprattutto la amano. Basta con i muri alzati dal vecchio Governo, zero dialogo e condivisione dei problemi ma solo arroganza e ricette già scritte, come lo svuotamento delle GaE, il concorso, l’algoritmo e la mobilità. Risultato? Questo è stato l’inizio scolastico più disastroso degli ultimi 40 anni, dopo che già lo scorso anno pensavamo di aver toccato il fondo. Se la lezione fosse servita potremmo oggi ripartire da capo, chiedendo giustizia per la scuola, sperando che questa volta ci sia la disponibilità al dialogo. Ripartirei dagli esclusi della legge 107/15, i docenti abilitati e iscritti nella Seconda Fascia delle Graduatorie d’Istituto e magari anche quelli di Terza Fascia con più di 3 anni di servizio qualora le graduatorie di prima e seconda fascia siano esaurite. Docenti esclusi dal piano straordinario di assunzione e condannati alla precarietà “in scadenza” e al concorso truffa che non è riuscito a selezionare neanche la metà dei 63700 posti disponibili su “carta”, a fronte di una platea di 120mila aspiranti. Lo sappiamo che gli interessi sono davvero tanti e come spesso accade i più deboli devono soccombere attraverso la legge del mercato o meglio di darwiniana selezione della specie. I precari, i non-dipendenti, le pseudo partite iva che ogni anno si aggrappano a una convocazione. La prima cosa che ci piacerebbe chiarire è chi sono questi precari della scuola?

A questa stessa domanda il MIUR e il Governo non hanno saputo rispondere. Si sono nascosti dietro la giurisprudenza, classificano i precari in base a una mera collocazione in graduatoria e non in relazione agli anni di servizio prestato appassionatamente dentro le istituzioni scolastiche pubbliche e private. Purtroppo per il resto d’Europa questa classificazione speciosa non rappresenta nulla. Il precario per noi è quel lavoratore che ha garantito il funzionamento dell’istituzione scolastica essendo presente ogni mattina nel suo posto di lavoro.  Graduatorie a Esaurimento e Graduatorie di Istituto, sono classificazioni inconsistenti nella legislazione comunitaria, classificazioni che nel Bel Paese hanno pesano come macigni sulle nostre vite. Tu si…tu no! Assurdo ma è stato proprio così che si sono stabilizzati i precari delle Graduatorie a Esaurimento anche se non avevamo mai svolto un’ora di servizio e magari avevano già un posto a tempo indeterminato. Loro sono stati assunti, magari spostandoli a 1000 chilometri di distanza, mentre coloro che da dieci anni lavoravano nella scuola, i precari delle Graduatorie di Istituto, continueranno a fare i precari ma questa volta a scadenza (36 mesi), per poi essere lasciati senza lavoro, i nuovi ESODATI del Governo Renzi. Il problema è tutto in una semplice postilla che attribuisce o meno il valore concorsuale al titolo abilitante. Questo valore concorsuale tranquillizza il Palazzo, garantendo la sensazione di agire costituzionalmente rispettando l’art.97 comma 3 della nostra Costituzione che afferma: “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Quindi non è colpa del governo se fino ad ora, dai precedenti governi sono stato: formato (a mie spese), sfruttato e mal retribuito (negazione degli scatti di anzianità).  Siamo all’assurdo, dopo avermi imposto le loro condizioni di lavoro, oggi mi vogliono far credere di essere io il mio problema. Oggi questi docenti, che hanno formato generazioni di studenti, sono cresciuti e in alcuni casi invecchiati, sono mariti, mogli, genitori. Perché è così difficile usare “buon senso”? Sono i nostri padri costituenti a venirci in soccorso: “salvo i casi stabiliti dalla legge” recita l’articolo sopracitato. È davvero impossibile prevedere una legge che sani questo abuso nei confronti dei lavoratori della scuola? Ad alcuni la parola “sanare” fa paura, riecheggiano fantasmi del passato, ma è lo Stato che deve sanare se stesso e la sua abusiva pratica della reiterazione dei contratti a termine. Lo dice con la sentenza del 26 Novembre 2014 la Corte di Giustizia Europea.

Se è lo Stato che sbaglia perché sono io che devo pagare? Occorre prendere atto che dietro i numeri e le graduatorie vivono esseri umani con un cuore e sentimenti. Uomini e donne che faticano a trovare la serenità per entrare quotidianamente in classe e trasmettere la gioia di vivere e la curiosità di scoprire ai vostri figli.  Il MIUR discrimina noi abilitati appellandosi all’anno di conseguimento del nostro titolo, violando di fatto la nostra Costituzione, visto che all’articolo 3 prevede i principi di uguaglianza sostanziale e formale tra i cittadini.

Rivendichiamo l’equipollenza dei nostri titoli rispetto a quelli conferiti prima della chiusura delle GaE del 2006, fatta peraltro dallo stesso partito che oggi ci esclude, chiedendo il nostro diritto all’assunzione. I nostri titoli abilitanti sono costati tempo, denaro, sacrifici, fatica e lunga preparazione. Siamo stanchi di essere discriminati anche nelle supplenze annuali, dopo tanti anni ci costa attendere con pazienza le convocazioni delle “20 scuole”, sperando che non ci siano i soliti ritardi e i valzer degli incarichi sino ad “avente diritto” dovuti ad a ritardi nell’aggiornamento delle graduatorie o a sentenze giudiziarie che penalizzano non solo noi, ma la scuola stessa, che perde in qualità e continuità didattica, con continui cambi di supplenti.

Chiediamo delle nuove Graduatorie Provinciali degli Abilitati senza alcun limite in ordine al numero di scuole da utilizzare nei vari ambiti territoriali. In fondo chiediamo solo di lavorare e che venga rispettato il nostro diritto a un salario equo e regolare così come lo è il nostro impegno professionale, invece di dover sperimentare ogni anno ritardi nel pagamento sia dello stipendio, della tredicesima, delle ferie, del TFR e dell’indennità di disoccupazione.

Visto che la scuola ha bisogno di questi docenti si avvii al più presto quella che la legge 107/15 chiama “fase transitoria”, ripristinando il doppio canale di reclutamento per noi della seconda fascia  che siamo e saremo gli ultimi docenti abilitati con il sistema di percorsi statali riconosciuti, prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema di reclutamento.

Noi siamo pronti al dialogo, il problema è…con chi?

NULLA SARÀ PIÙ LO STESSO

NULLA SARÀ PIÙ LO STESSO

È sin troppo facile enfatizzare mentre le ore passano e la coscienza degli italiani emerge in maniera più netta. L’Italia dopo 70 anni ha nuovamente deciso per la democrazia, ha nuovamente indirizzato il proprio animo alla sovranità del popolo.
Forse tra qualche anno capiremo quanto il passaggio referendario sia stato critico per la nostra democrazia, e forse tremeremo molto di più di quanto non abbiamo fatto nelle ultime ore aspettando il risultato delle votazioni.
Oggi camminando per la strada l’Italia ci sembra più Italia e cittadini ci sembrano più cittadini e forse crediamo che ci sia ancora la possibilità per ripartire dal basso, perché se c’è qualcosa che ci hanno insegnato questi mille terribili giorni di governo renziano è che quando il popolo si disinteressa alla politica e alla cosa pubblica ci pensano le banche e i poteri internazionali.
Un’altra lezione che vorremmo capitalizzare è la necessità di una rappresentanza politica del mondo della scuola: il mondo della scuola vero, fatto di insegnanti e di formatori che la scuola la vivono e soprattutto la amano…
Ora partiremo da capo.
Busseremo nuovamente alle loro porte.
Ancora una volta chiederemo giustizia per la scuola… ma questa volta sarà diverso… perché noi abbiamo vinto e nulla sarà più lo stesso…

ADIDA-CDP-MIDA A MILANO PER IL NO

 

Siamo qui a Milano, incontriamo gli amici di sempre, quelli dell’impegno attivo. Peccato non vedere facce nuove, comunque ringraziamo tutti.

gruppo

IL 26 NOVEMBRE NON PRENDETE IMPEGNI…

IL 26 NOVEMBRE NON PRENDETE IMPEGNI… VI ASPETTIAMO A MILANO

adida-cdp-mida

Organizzare un Convegno oggi, dopo la 107, dopo il concorso truffa e dopo tante altre schifezze di questo governo per molti non avrebbe alcun senso. Il dialogo dicono è inutile. Peccato che al dialogo resta solo la lotta in trincea, ma quella vera e non da tastiera. Il 26 saremo a Milano, a otto giorni dal voto, presso Hotel Dei Cavalieri, nei pressi del Duomo, in Piazza Giuseppe Missori 1.

Il Convegno è indetto dalle due Associazioni ADIDA e CDP e dal MIDA Precari. 
Hanno dato già conferma di partecipazione: il presidente del Comitato Ferdinando Imposimato, Anna Fedeli (Cgil), Sen. Alessia Petraglia, On. Fabio Rampelli, Sen. Gian Marco Centinaio.  Aspettiamo conferme dall’On. Giuseppe Civati e da un rappresentante del Movimento 5 Stelle.

Il nostro NO resta sincero e convinto, anche se qualcuno pensa che sia una ritorsione. Noi docenti la Costituzione la difendiamo da sempre, a partire proprio dalle aule delle scuole in cui ogni giorno per anni abbiamo offerto la nostra professionalità, disconosciuta ed esodata da questo governo di nominati. Le ragioni sono tante e parafrasando il film “I Cento Passi” quando Tano chiede a Peppino: “ma l’ha visto Peppino… No, Non l’ha visto!” provo a fare un breve elenco:

  • Ma questa riforma elimina il Senato? NO, non lo elimina! Anzi potrebbe ingenerare altre controversie e conflitti sulle attribuzioni.
  • Semplifica i conflitti fra Stato, Regioni e Comuni? NO, non semplifica! Anzi potrebbe rendere più complicate le competenze fra i vari organi istituzionali.
  • Magari è una riforma innovativa rendendo lo Stato più federale e snello? NO, non innova! Anzi attribuisce solo un rafforzamento del potere centrale a danno delle autonomie dei territori togliendo agli stessi il controllo e la difesa del loro ambiente e della loro facoltà di opporsi. Come in Puglia e in Toscana, che grazie al SI potranno essere trivellate liberamente, fare dei gassificatori o gli inceneritori e, magari fra qualche anno, ripartire con le centrali nucleari. Roma deciderà che potranno restare aperte “fabbriche a perdere” che ammazzano le popolazioni come l’ILVA di Taranto, oppure a Sesto Fiorentino potranno costruire l’inceneritore e la pista parallela dell’aeroporto, infischiandosene dell’opposizione dei cittadini che con il loro voto avevano eletto il loro paladino contro tale scelta, il giovane sindaco di Sinistra Italiana, Lorenzo Falchi. Al contrario le anacronistiche Regioni a statuto speciale, continueranno a costarci un occhio della testa e potranno continuare a spendere e sperperare le nostre tasse.
  • Ma almeno diminuisce i costi della politica e della burocrazia? NO, non li diminuisce! I risparmi son nell’ordine di un centinaio di milioni, ma poi vi chiedo, secondo voi, il problema del debito pubblico si risolve con i costi e gli eventuali risparmi della politica o con una vera lotta all’evasione fiscale?
  • È una riforma chiara e comprensibile? NO, è scritta in modo da non essere compresa, come ad esempio l’art.70.
  • Ma almeno è una legge condivisa da tutte le forze parlamentari? NO, non solo non è condivisa ma è stata approvata a colpi di una maggioranza (governo) non eletta direttamente e comunque prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale, il porcellum, dichiarata incostituzionale.
  • E’ vero che sarà più facile indire un referendum? NO, non solo non sarà più facile ma l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo del raggiungimento di almeno 150.000 firme, mentre oggi ne servono 50.000 per i disegni di legge di iniziativa popolare. Per non parlare del combinato disposto fra riforma costituzionale e legge elettorale “Italicum” che accentrerà il potere nella mani di un solo partito e del suo leader che da solo farà il governo e controllerà indirettamente gestirà del governo, di un solo partito e di un solo leader.

Potrei continuare, ma dico un’ultima cosa per chiuderla qui. 
Noi di questa gente non ci fidiamo più! 
Sappiamo bene cosa per loro è una riforma avendola provata sulla nostra pelle con la legge 107/15. Pensavano di sapere tutto loro, di essere moderni, di risolvere la supplentite con la bacchetta magica. Il risultato è che ci ritroviamo oggi, a novembre, senza incarichi a tempo determinato, con un concorso farsa costato un’enormità, ma che non ha risolto i problemi dei posti vacanti e che resteranno ancora vacanti per chi sa quanti anni ancora. 
Errori su errori, senza un minimo di autocritica. Solo qualche timida ammissione negli ultimi tempi, forse per raccattare qualche voto in più e la promessa di cambiare i vertici del ministero. 
Il naso continua a crescere e noi siamo stanchi di promesse.

Il tempo è scaduto, Noi il 4 dicembre votiamo NO e il 26 lo diremo forte.

Ecco perché NO

http://www.indifesadellacostituzione.it

PERCHE’ NO…

 

PERCHÉ NO…

Difficile aggiungere un contributo al già logoro dibattito sul referendum del 4 dicembre. La discussione sul merito e sul demerito dei provvedimenti rimbalza tra talk show e rotocalchi come se fosse l’ultima delle 10 piaghe d’Egitto.
Nel 1987 avevo 14 anni. Frequentavo la classe terza delle Scuole Medie J.Barozzi di Vignola. La Preside consegnò personalmente una copia della Costituzione a ogni studente.
Ricevetti quel libretto spennellato di verde, bianco e rosso con indifferenza. Non lo lessi. Lo ritrovai durante un trasloco. Decisi di infilarlo nel sacchettone della carta da buttare… poi lo ripresi. Stavo preparando l’esame di Storia Contemporanea all’Università… pensai potesse essere utile.
Una lettura impegnativa, una scrittura affettata, ma carica di desiderio… un desiderio di vita, di rinascita. Per quanti ancora camminavano sulle macerie di una guerra disastrosa, la Costituzione rappresentava un ponte verso una nuova vita. La stesura della Costituzione fu trasversale. Tutti indipendentemente dalla storia personale e politica presero parte al monumento costituzionale dell’Italia: una Repubblica. Finalmente una Res Publica.
Modificare la Costituzione è un affar serio. Per un istante lasciamo a margine il merito dei quesiti referendari. La trasversalità e la potenza con la quale esplosero la Repubblica e la Costituzione dovrebbe far riflettere.
Può un referendum così discusso, così personalizzato, così aspramente criticato, rappresentare lo strumento più idoneo per rimodulare il percorso tracciato dai nostri padri costituenti? Può un esecutivo cosi democraticamente debole sparigliare le carte della storia? Io credo di no. Ogni modifica, specie se incisiva deve essere obbligatoriamente condivisa. In caso contrario si innesterebbe un pericoloso precedente: ogni piccolo despota potrebbe sentirsi autorizzato a forzare la nostra storia, impastando il nostro passato a un presente discutibile polarizzato attorno a poteri forti e interessi lobbistici.
La nostra Costituzione è prima di tutto un monumento alla nostra storia, un monumento da osservare con rispetto. Passeggiando tra le rovine del Colosseo si potrebbe stupidamente rilevare che in fase progettuale i romani non avevano previsto vie di fuga e uscite di sicurezza… ma autorizzereste un architetto ad apportare modifiche strutturali per adeguare il Colosseo ai tempi moderni? A Della Valle non è stato permesso a Renzi con la nostra Costituzione… beh questo dipende da noi…

no

MA ANCHE NO!

Il mio impegno personale sul NO è iniziato diversi anni fa partendo dalla mia città natale, Taranto, aderendo alla campagna “NO ILVA”, contro una “fabbrica a perdere” che avvelena la città e soprattutto i suoi cittadini. Poi un grosso NO alla legge 107/15, NO al Jobs Act e NO alle Trivelle. Qui a Firenze poi, NO all’inceneritore e alla nuova pista parallela dell’aeroporto di Peretola, una campagna che ha avuto come epilogo la vittoria a Sesto Fiorentino del giovane sindaco di SI Lorenzo Falchi.
Erano tutte riforme, con nomi quasi provocatori, che hanno affossato prima il lavoro e poi la scuola. Oggi paghiamo ancora le conseguenze di quelle scelte avventante e illogiche, dovute principalmente alla mancato dialogo con chi il lavoro e la scuola la vivono tutti i giorni. Cari governanti con gli slogan i problemi non si risolvono ma si aggravano e l’inizio di quest’anno scolastico ne è la dimostrazione. I detrattori sostengono che il nostro sia un NO al progresso, perché è rivolto al passato e non ci porterà nel futuro. Sbaglio o sono gli stessi che dicevano NO alla legge di abrogazione del divorzio, NO all’abrogazione dell’aborto, NO all’abrogazione dell’ergastolo.
Strani questi nuovi “adepti” del partito della nazione, che alla sinistra e al dialogo hanno preferito banche, imprenditori, finanza, lobby e alle piazze i salotti e gli spazi blindati.
Ma poi nel merito questa riforma:
– elimina il Senato? NO, non lo elimina, anzi potrebbe ingenerare altre controversie e conflitti sulle attribuzioni.
– Semplifica i conflitti fra Stato, Regioni e Comuni? NO, non semplifica anzi potrebbe rendere più complicate le competenze fra i vari organi istituzionali.
– Magari è una riforma innovativa rendendo lo Stato più federale e snello? NO, non innova anzi attribuisce solo un rafforzamento del potere centrale a danno delle autonomie dei territori togliendo agli stessi il controllo e la difesa del loro ambiente e della loro facoltà di opporsi.
– Ma almeno diminuisce i costi della politica e della burocrazia? NO, i risparmi son nell’ordine di un centinaio di milioni, ma poi vi chiedo, secondo voi, il problema del debito pubblico si risolve con i costi e gli eventuali risparmi della politica o con una vera lotta all’evasione fiscale?
– È una riforma chiara e comprensibile? NO, è scritta in modo da non essere compresa, come ad esempio l’art.70.
– Ma almeno è una legge condivisa da tutte le forze parlamentari? NO, non solo non è condivisa ma è stata approvata a colpi di una maggioranza (governo) non eletta direttamente e comunque prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale, il porcellum, dichiarata incostituzionale.
– E’ vero che sarà più facile indire un referendum? NO, non solo non sarà più facile ma l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo del raggiungimento di almeno 150.000 firme, mentre oggi ne servono 50.000 per i disegni di legge di iniziativa popolare.

Per non parlare del combinato disposto fra riforma costituzionale e legge elettorale “Italicum” che accentrerà il potere nella mani di un solo partito e del suo leader che da solo farà il governo e controllerà indirettamente gestirà del governo, di un solo partito e di un solo leader.

Potrei continuare, ma anche NO!

LA LEGGE DEL CONTENZIOSO

LA LEGGE DEL CONTENZIOSO

Sempre più frequentemente i dispositivi di legge cozzano con pesanti provvedimenti della giustizia amministrativa. È di questi giorni la notizia che il TAR del Lazio con provvedimenti cautelari sta immettendo insegnanti abilitati di 2 fascia nelle blindatissime GaE (Graduatorie a Esaurimento) chiuse per decreto da quasi una decina di anni. In definitiva il TAR contravvenendo al dettato normativo della 107/2015, la così detta legge de LA BUONA SCUOLA, apre ai docenti fuori dal piano di straordinario di assunzione la porta per il tanto ambito ruolo.
Anche sull’ammissione alle procedure concorsuali relative all’ultimo Concorso a Cattedra 2016, l’intervento del TAR del Lazio ha sparigliato non poco le carte del MIUR: un’intera categoria di docenti non abilitati appartenenti alle così dette materie di laboratorio (Insegnanti Tecnico Pratici), esclusi per legge dal Concorso, è stata ammessa alle prove con sentenze cautelari, costringendo il ministero a così dette “prove suppletive”.
In questa querelle tra giustizia amministrativa e Ministero, trovano terreno fertile gli studi legali di numerosi sindacati e associazioni che abbandonata la vendita delle tessere intravedono nel “ricorso” il nuovo Eldorado del found raising sindacale.
Il gioco è semplice: fatta la legge, venduto il ricorso. Queste associazioni sindacali e di categoria, abbandonano il piano programmatico di lotta, sbianchettano il calendario delle agitazioni di piazza e laconicamente propongono liste di ricorsi come i trattamenti estetici in una SPA.
Naturalmente la speculazione sulla disperazione dei lavoratori, che aggrappati alle supplenze vivono alla giornata, fa il resto. Trovate un docente precario che non abbia all’attivo almeno un ricorso. Quasi impossibile… e mentre si stracciano le tessere prontamente si firmano le deleghe.
Questa è in fondo l’Italia che ci meritiamo.

Nicola Iannalfo

Cod Fisc 91044730488

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