SEMINARIO “MAI PIÙ PRECARI NELLA SCUOLA”

Il presente intervento costituisce la sintesi degli incontri del Gruppo Precari Scuola di Firenze. Vuole rappresentare un contributo fattivo al dibattito sul piano LA BUONA SCUOLA.
Il dizionario della lingua italiana definisce precario come “malsicuro, incerto, soggetto a venir meno”.   L’etimologia ancora più specifica ricorda il precario come colui che deve ottenere qualcosa attraverso la prece (preghiera). Questo è sostanzialmente lo stato d’animo dei docenti precari che oggi prestano il proprio servizio nella scuola, docenti che oggi sostengono il sistema scuola in Italia: il sentimento di chi c’è e che nel prossimo futuro potrebbe non esserci.
Come è formato oggi il precariato?
1) ABILITATI GAE (Siss e vincitori di concorso)
2) ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO DI II FASCIA
a)SFP v.o.
b)Diplomati Magistrali
c)Congelati SISS
d)PAS
e)TFA I Ciclo
3) NON ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO III FASCIA

Tutti questi docenti, indipendentemente dalla loro collocazione nelle fasce di precariato, lavorano allo stesso modo: presenziano al collegio docenti, ai consigli di classe, nei consigli di istituto, nei progetti scolastici e in alcuni casi sono collaboratori o vicari del
dirigente scolastico.   Il governo, conscio che per garantire serenità al docente precario occorre togliere precarietà e garantire stabilità e continuità, propone agli inizi di settembre un massiccio piano di assunzioni nella scuola.
Ma, ben presto risulta evidente un altro motivo, fortemente stringente, che spinge verso questa direzione: con la recente sentenza del 26 novembre 2014, la Corte di Giustizia Europea ha bocciato l’Italia in merito alla reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola, prassi in evidente violazione della direttiva 1999/70 CE. L’Europa rileva come in materia di reclutamento dei docenti il MIUR non abbia fornito tempi certi nelle cadenze
concorsuali, generando sacche di precariato ormai definite “storiche”.
Quindi è chiaro che il problema del precariato in ambito scolastico non è più solo un
problema gestibile sul territorio nazionale.
Purtroppo il progetto del governo non prevede in realtà l’assorbimento di tutto il precariato e per essere più precisi, nemmeno del precariato storico: i docenti abilitati nelle graduatorie di istituto di seconda fascia non sono inseriti nel piano di assunzioni de LA BUONA SCUOLA.   Questi docenti non possono essere considerati precari “spiccioli” con qualche settimana di supplenza alle spalle, ma devono essere considerati precari storici, con anni (in alcuni casi più di 10) di servizio alle spalle.   L’unico torto a loro ascrivibile è l’impossibilità di essersi abilitati (in larga misura per carenze da parte del legislatore) in tempi utili per entrare in GAE.
È doveroso sottolineare che la Corte di Giustizia Europea non discrimina sulla cronologia delle abilitazioni, ma rileva  semplicemente il dato del servizio oltre i 36 mesi, sormontando
la farraginosa normativa italiana.
Agli abilitati di seconda fascia viene, dopo anni di insegnamento, proposto il Concorso, per saggiare il merito della loro preparazione.
È chiaro l’errore logico di tale soluzione:in ogni attività  professionale che si rispetti, gli anni di anzianità costituiscono base valida per attribuire merito. Questo è evidente nell’Italia artigiana del secondo dopoguerra, l’artigiano si forma come “garzone” e termina la sua carriera come “mastro”.

Non si capisce perché l’anzianità di servizio debba essere considerata svalutativa quando si parla di scuola. Gli insegnanti abilitati, sono stati selezionati al momento del conseguimento del titolo idoneo all’insegnamento (Università) e successivamente nel superamento del Corso di Abilitazione all’Insegnamento (Università).   Occorre avere un concetto di merito un poco meno “ideologico”.   Ampliando lo spettro di osservazione de LA BUONA SCUOLA risulta chiaro che nemmeno i privilegiati delle GAE escono indenni da questa proposta: l’immissione in ruolo è subordinata alla “disponibilità alla flessibilità”, sottendendo in questo pasticcio linguistico la possibilità che un docente che da anni insegna in una regione e, seppur da precario, con una certa continuità, si vedrebbe costretto a migrare forse a 1000 chilometri di distanza per il posto fisso.  Dietro gli slogan si consumano vite: chi glie lo dice alla professoressa cinquantenne calabrese con figli e marito disoccupato che armi e bagagli deve trasferirsi a Cuneo per il ruolo? Chi glielo dice alla sua famiglia? E soprattutto: cosa andrà a insegnare? Il nuovo piano prevede la possibilità di insegnare su “materie affini” che con un linguaggio molto semplificato significa insegnare senza specifica abilitazione una materia per la quale possiedi un titolo ma non un’abilitazione.   Perché in questo caso nessuno si pone il problema del merito e soprattutto della qualità della didattica?

Un’altra riflessione in relazione a questa ultima ipotesi: se i docenti di 3 fascia, con anni di esperienza devono essere cancellati dal sistema scolastico italiano, perché privi di abilitazione, perché gli insegnanti inseriti in GAE possono andare a insegnare materie per
le quali non sono abilitati?
Questa cosa andrebbe spiegata alle migliaia di genitori che attualmente insegnano in 3 fascia di istituto e che con il loro lavoro di docente permettono alle loro famiglie di campare e che da prossimo anno, di fatto, saranno in mezzo alla strada.
L’ultima domanda la pongo con profonda amarezza: perché in uno “Stato di Diritto Sociale” quale è l’Italia, deve essere il TAR o il Giudice de Lavoro a garantire i diritti dei lavoratori?
Quello che si può fare in maniera semplice per rendere giustizia ai docenti precari della scuola è:
1) Prevedere un piano di assunzione che in tempi è modi adeguati assorba veramente tutto il precariato con 36 mesi di servizio;
2) Utilizzare inseriti in 3 fascia per le supplenze brevi, valorizzando la loro esperienza e prevedendo per loro in tempi rapidi sistemi di formazione e reclutamento;

Chiaramente il precari non staranno a guardare!

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