Conosci il tuo Candidato… e poi SCEGLI!

Conosci il tuo Candidato… e poi SCEGLI!

Il CDP sta preparando una campagna informativa su scala nazionale in relazione alle prossime Elezioni Regionali che si terranno in sette regioni italiane: Puglia, Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Marche e Umbria.
La campagna sarà molto semplice. In ogni regione sede di elezioni, un comitato di Docenti Precari sottoporrà ai candidati regionali un format di poche domande standardizzate. I caratteri concessi per le risposte saranno anch’essi standard, non permetteremo che panegirici confondano le risposte (abbiamo imparato dal format fasullo su LA BUONA SCUOLA). Chiediamo a loro cosa pensano del DDL governativo sulla Scuola e cosa intendano fare per la modifica sostanziale di tale provvedimento con particolare attenzione alle politiche di stabilizzazione del precariato.
Chiederemo inoltre di rendere pubbliche le loro risposte ed eventualmente trasmetteremo il loro diniego in tal senso. Tutti i report con le risposte date e quelle negate e i relativi nomi dei candidati saranno rese pubbliche nel sito www.docentiprecari.it e in altre pagine che accoglieranno questa campagna di informazione nazionale.
L’articolato del DDL non lascia intatto nessun comparto della scuola, intervenendo nella maggior parte dei casi in maniera marcatamente peggiorativa. Anche i colleghi di ruolo dovranno avere consapevolezza della campagna informativa.
Il presente documento, assolutamente apolitico, non intende sensibilizzare o indirizzare le preferenze di voto in alcun modo, intende fornire ai cittadini in esercizio di tale diritto la possibilità di poter conoscere il proprio candidato e poi fare la propria scelta.
In questo passaggio elettorale si offre a noi l’opportunità di decidere.

Con le preferenze, anche uno scarto di un centinaio di voti può fare la differenza.
Detta tra noi… se vuoi la poltrona te la devi meritare.

poltrona

Scheda Questionario Elezioni

RISPOSTE CANDIDATI:

http://www.docentiprecari.it/regionali

Gli “opliti” del CDP.

Siamo Noi, siamo Noi... i Precari della scuola siamo Noi...
Siamo Noi, siamo Noi… i Precari della scuola siamo Noi…

Il CDP partecipa allo sciopero indetto dalle sigle sindacali il 5 maggio. Fermarsi ora per non fermarsi per sempre. Fermarsi ora permette di lanciare un messaggio chiaro al paese: noi abbiamo detto basta! Fermarsi ora permette di unirci, di vederci… di comprendere che il tuo disagio è il mio disagio che la tua forza è la mia forza.

Su questo pensiero è riemersa alla mia memoria l’immagine di un oplita (gli scampoli del mio sbiadito esame di Storia Greca).  La falange oplitica era la forza militare che l’esiguo esercito greco opponeva al devastante esercito persiano. Il soldato oplita, con il suo scudo non proteggeva se stesso, ma il soldato alla sua destra e a sua volta era protetto da un altro oplita posizionato alla sua sinistra. Questo li costringeva a stare uniti e a non allontanare mai la spalla dalla spalla del proprio compagno. Così si vince!

Il lavoro che molti di voi in questi giorni stanno svolgendo a nome del CDP nelle piazze e nei vari comizi sparsi per la regione mi convince che le nostre spalle sono unite. Vi posso garantire, dalle telefonate che ricevo, che hanno iniziato a sentire la nostra voce e in Regione qualcuno non dorme sonni tranquilli.

Grazie per il vostro lavoro.

Nicola Iannalfo

 

Le nostre vite sono in pericolo.

Le nostre vite sono in pericolo, è questo che mi ronza nella testa dopo una giornata ricca di emozioni.

Oggi a scuola, grazie a quei progetti che lasciano un segno nello sviluppo di un anno scolastico, ho conosciuto un sopravvissuto della strage di Capaci, l’Ispettore Luigi Corbo, ancora provato dalla strage che ha sconvolto la sua vita, mostrandoci l’amarezza di un uomo che ancora oggi non si dà pace per non essere stato in grado di difendere Giovanni Falcone. Mi ha colpito la voglia di un uomo dello Stato, oggi Ispettore alla Procura di Firenze, di far capire e trasmettere ai ragazzi  cosa è  veramente la mafia, da palermitano originario di uno dei quartieri più popolari della città, che ha vissuto per anni con il fenomeno mafioso.  Queste sue parole: “ci inculcavano sin da piccoli che la mafia non esisteva e che era un’invenzione dei giornali. E invece, la mafia esiste e quello che ti dà oggi te lo richiede indietro triplicato domani”. Inoltre mi ha commosso vederlo nei filmati d’epoca, intervistato la notte  dopo la strage mafiosa in ospedale, con una chioma folta alla Cocciante. E poi dal vivo, con ormai pochi capelli, triste e malinconico, con gli occhi arrossati dalla commozione. Non dimenticherò soprattutto il suo racconto dello scorso 23 maggio 2014, l’anniversario della strage. Queste le sue parole:  “mia moglie mi ha costretto a fuggire da Firenze. Ero a Locarno e non pensavo a nulla, quando mi sono sentito colpire da qualcosa sulla spalla: un uccellino in volo aveva fatto cadere un pezzo di cibo dal becco, che era finito accidentalmente su di me. Istintivamente, ho guardato l’orologio: erano le 17.58. L’ora dell’esplosione a Capaci”.

Ecco questa è la scuola che amo, quella che scuote le coscienze e ti lascia uno spessore, che ti fa sentire cresciuto più della sera precedente. Per un insegnante di Tecnica alle medie, niente male.

Ma poi mi torna in mente la “buona scuola” e quello che dal prossimo anno non sarà più possibile vivere con i miei ragazzi e i cari colleghi con cui ho condiviso queste esperienze di vita e di crescita.

Ripensare che ancora oggi purtroppo, dopo le udienze in commissione e l’inizio dei lavori parlamentari, non si vede un’apertura, uno spiraglio, una via d’uscita. Altro che buona scuola e condivisione del progetto di legge, altro che eliminazione del precariato, qui l’unica certezza è l’eliminazione dei precari che negli ultimi 10 anni hanno consentito alla scuola di continuare ad offrire un servizio fondamentale per la collettività. Lo diciamo e lo ripetiamo da mesi, questo Disegno di Legge del Governo non prevede l’assorbimento di tutto il precariato e per essere più precisi, nemmeno del precariato storico. Questi docenti non possono essere considerati precari  giovani e inesperti, come erroneamente sostiene il Ministro. No, cara Giannini questi docenti devono essere considerati “precari storici”, avendo accumulato negli ultimi 15 anni diversi contratti annuali su cattedre vacanti.  L’unico torto a loro ascrivibile è quello di essersi abilitati dopo il 2006 ed è l’unica differenza con i colleghi inseriti nelle GaE. Quindi fuori dalle assunzioni straordinarie previste dal nuovo disegno di legge per il quale, gli unici precari sono quelli iscritti da decenni in tali liste e non coloro che lavorano nella scuola da più di dieci anni. Agli abilitati di seconda fascia, peraltro mai nominati insieme al personale ATA, viene proposto il Concorso,  per saggiare il merito della loro preparazione. È chiaro l’errore logico di tale soluzione, visto che in ogni attività  professionale, gli anni di anzianità costituiscono la base valida per attribuire merito. Non si capisce perché l’anzianità di servizio nella scuola debba essere svalutata a tal punto da diventare, con l’art. 12, “vietata per legge” stabilendo di non reiterare i contratti oltre i 36 mesi. Cioè la Corte di Giustizia Europea ci dice di assumerli a tempo indeterminato dopo 36 mesi di servizio e lo Stato italiano che fa: “li licenzia”.

Sembra un incubo.

Come se si potesse tornare indietro nel tempo e imporre un concorso come unica possibilità per ottenere il ruolo, malgrado tutti gli anni di servizio svolti. L’unica spiegazione fornita dal Governo come giustificazione è l’art.97 comma 3 della nostra Costituzione.  “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Intanto noi non chiediamo di accedere all’insegnamento, perché nella scuola ci siamo da più di dieci anni, abbiamo formato schiere di studenti, nella scuola siamo cresciuti professionalmente e, in alcuni casi, anche invecchiati, diventando mariti o mogli, mettendo al mondo dei figli, e dopo tutto questo ci si dice: “abbiamo scherzato”.  Non sarà proprio questo un caso “stabilito dalla legge” soprattutto perché è lo Stato che con la legge “sana” se stesso e la sua abusiva pratica della reiterazione dei contratti a termine.  Lo dice la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014.  Perché è così difficile usare “il buon senso”?  È davvero impossibile prevedere una legge che sani questo abuso nei confronti dei lavoratori della scuola?  Dove è finita la nostra giustizia sociale se, per assicurarsi i voti di Forza Italia, si debba in cambio “eliminare” 80.000 precari della scuola pubblica?

Occorre prendere atto che dietro i numeri e le graduatorie vivono esseri umani con un cuore e sentimenti. Uomini e donne che faticano a trovare la serenità per entrare quotidianamente in classe e trasmettere la gioia di vivere.  Bisogna trovare una soluzione come l’apertura delle Graduatorie o un concorso per titoli così come prevede il dpr 487/1994, noi abbiamo diritto alla precedenza in quanto abbiamo prestato lodevole servizio. Lo deve fare la politica per restituire a ciascuno di noi il diritto che ci spetta, prima che arrivi il tribunale.

Mimmo Bruni

Io&Nico

La tempesta del dubbio

LA TEMPESTA DEL DUBBIO
Ormai è rituale che a ogni manifestazione sindacale molti di voi ci chiedano… allora?   Che si fa?   Ci organizziamo anche noi?

Devo ammettere che la vostra necessità di confronto mi gratifica e mi lascia intendere che stiamo davvero creando “il gruppo”.

Ma conseguentemente si affaccia una riflessione…

Che cos’è il CDP?   Un sindacato?   Un parasindacato che filtra le iniziative sindacali da condividere e quelle da non condividere? Non credo.   Il CDP è qualcosa di diverso e forse qualcosa di più.   Noi rispettiamo le vostre “tessere” e rispettiamo il lavoro dei sindacati, anche se ne cogliamo spesso la fragilità.   È naturale garantire appoggio a una manifestazione a favore dei lavoratori della conoscenza, ma contemporaneamente in queste settimane il nostro impegno è stato un altro.   La piazza, la norma, il parere autorevole e ora la leva politica.   Quattro livelli che per quelli che leggono il nostro programma non sono nuovi o sconosciuti.
Personalmente mi sono ritrovato molto spesso, come ben sapete, davanti al MIUR o dentro al Parlamento. Ogni giorno un gruppo di non meglio specificate categorie si ritrova davanti ai palazzi governativi per manifestare e ognuno ha il diritto di credere che quella sia la manifestazione del secolo… “Che ce sta lla fuori? I precari da scuola. Ma n’erano quelli de e quote latte? No quelli ce stavano ieri!”   Questo ho sentito dire nei corridoi del Parlamento mentre i miei amici erano fuori al freddo in piazza a protestare… Concedetemi una razionale tempesta del dubbio!

Certo che appoggiamo la manifestazione, ci mancherebbe altro.

La appoggiamo anche se non la organizziamo.  Ma sono stanco di giocare a tennis senza avversario, sono stanco di non avere un oggettivo ritorno per tutte le manifestazioni alle quali ho partecipato.

Il campo è politico e per me si traduce in una sola parola: ELEZIONI REGIONALI.  

Tenetevi pronti!

Nicola Iannalfo

IL III LIVELLO DELLA PROTESTA

Logo

Più di una volta abbiamo reso manifesto il nostro intento: la protesta deve articolarsi in più livelli.

I Livello è la manifestazione vera e propria. Le azioni di piazza, i flash mob…

II Livello è la “norma”, cioè la base programmatica della manifestazione, un testo giuridicamente fondato che costituisca il “perché” degli striscioni, degli slogan, delle urla. Gli ultimi mesi ci hanno permesso di capire che con le attuali forze governative non basta avanzare un diritto.  Le loro spiccate incapacità ci costringono a proporre/opporre la norma, perché se è facile dire “non possiamo” a un docente, non potrà similmente esserlo per la Costituzione. È qui che è emersa la fragilità dei Confederali: tutti chiedono e pochi propongono. Chi lo fa mostra “impotenza giuridica”, non riesce a sfondare “normativamente” il muro del “non si può”. Noi abbiamo lavorato sodo in questo senso.   Abbiamo la “norma”!

III Livello è il “parere autorevole”: la necessità di avallare il nostro testo e la norma con firme autorevoli, costituzionalisti, giuristi di caratura internazionale. Quando questi tre livelli si armonizzano la forza conseguente alla protesta è enorme. Il CDP in questi giorni sta lavorando al III Livello. Bussiamo quotidianamente alla porta di intellettuali della giurisprudenza perché prendano chiaramente una posizione.

Molti chiedono a noi se scenderemo in piazza oggi, se aderiremo alla Manifestazione di Pisa o di Firenze.
Se oggi molti docenti precari sono costretti ad assumere blister di iperico o litri di benzodiazepine è grazie anche alla fragilità e spesso inerzia dei sindacati che evidentemente ancora non hanno capito che la protesta non si consuma solo al I livello.

Detto questo, bene comunque la protesta e la manifestazione, ognuno decida in maniera personale.

Noi non daremo indicazioni.

Coordinamento Docenti Precari della Toscana

FLASH MOB – CDP Toscana

Con il flash mob di oggi i precari della scuola, riuniti in più di 200 nel centro storico di Firenze, lanciano un ultimatum al governo:

“la scuola torni alla scuola”.

La riforma calata dall’alto, che in questi giorni ancora giace incagliata al vaglio del Presidente della Repubblica, costituisce un arbitrario attacco all’autonomia e alla dignità dei docenti. Migliaia di precari infatti, dopo anni di servizio e dopo costosi percorsi abilitanti, sono costretti a rinunciare alla loro professionalità e al loro lavoro contrariamente a quanto espressamente richiesto dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014, che ha inequivocabilmente richiesto al Governo italiano di sanare la pratica abusiva della reiterazione dei contratti di supplenza oltre i 36 mesi.  La parola deve tornare ai docenti, ai loro alunni e a tutti quelli che nella scuola vivono e lavorano.

La scuola si costruisce a scuola!

Coordinamento Docenti Precari

 

CARO PRESIDENTE

Caro Presidente Mattarella,

Le scrivo quello che sabato non sono riuscito a dirLe alla stazione Santa Maria Novella di Firenze.

Intanto volevo segnalarLe la triste sorte che molti insegnanti abilitati  subiranno il primo settembre a causa del disegno di legge “la buona scuola”: il licenziamento in tronco.

Sono anch’io un docente “precario” abilitato, con più di dieci anni di servizio nella scuola pubblica. Da mesi, insieme a tantissimi colleghi, continuo a ricercare un dialogo con i promotori di questa legge per far comprendere che l’idea e soprattutto la scelta “propagandistica” di  assumere tutti i precari delle GaE è un grosso errore, oltre che una vera ingiustizia.

Lo scorso 17 marzo eravamo in Piazza  Montecitorio per esprimere la nostra protesta verso questo Disegno di Legge e anche se non dovesse servire a nulla, ci resterà la convinzione di aver fatto la cosa “giusta”.

Intanto desidero illustrarLe la nostra idea di “precario” della scuola, tanto abusato ma poco corrispondente alla realtà.  Se nel corso degli ultimi 10-15 anni alcuni docenti hanno potuto accumulare anni e anni di supplenze, pur non essendo abilitati, è dovuto al fatto che nella scuola pubblica ci sono cattedre vacanti su Classi di Concorso esaurite da tempo nelle Graduatorie ad Esaurimento. Già qui si potrebbe trarre una semplice conclusione oggettiva: “c’è bisogno di loro nella scuola”.  Di contro migliaia di docenti senza alcuna cattedra disponibile verranno messi in ruolo attraverso il piano straordinario di assunzione. NON possiamo definire questi insegnanti dei “precari” della scuola, ma semplicemente aspiranti docenti. Alcuni di loro non sanno neppure cosa sia la scuola oggi, quali siano le problematiche relative alla professione docente, alla didattica per competenze o laboratoriale, il significato  di acronimi come POF, BES e DSA …

La scelta logica sarebbe stata quella di assumere e stabilizzare tutti coloro che adesso lavorano su cattedre vacanti a prescindere dalla graduatoria di riferimento. Solo un mese fa un ex ministro della Pubblica Istruzione aveva dichiarato: “le supplenze annuali sono state 137 mila, di queste 59mila sono da graduatorie ad esaurimento e 78.500 dalla seconda fascia delle graduatorie di istituto.” Dove sono finiti gli altri 79.000 docenti GaE che questo governo vuol stabilizzare?  Il prossimo primo settembre come si farà ad assegnare le cattedre se le graduatorie sono esaurite?

Caro Presidente la risposta è semplice, continueranno a impiegare NOI docenti inseriti nelle Graduatorie d’Istituto così come è avvenuto in passato, quindi paradossalmente, anche per il prossimo anno 10.000 – 30.000 posti saranno offerti a docenti precari da Graduatorie di Istituto. Nulla sarà cambiato: i docenti precari continueranno ad avere incarichi, senza continuità didattica, rimbalzando tra 20 scuole e aspettando ansiosamente una convocazione da settembre in poi. Un’evidente contraddizione d’intenti visto che “la Buona Scuola”  nasce proprio per eliminare quella che gli uomini di questo Governo hanno chiamato la “supplentite”.

I “precari” vivono dove muore la stabilità, quando lo Stato non è in grado di garantire in maniera continuativa a un docente la sua dignitosa cattedra. Il precario è un lavoratore attivo, che presta servizio… non riesco a identificarlo con un docente parcheggiato in graduatoria, che non avendo vinto un concorso possa, per la mancata periodicità dei concorsi stessi, attaccarsi all’idea d’idoneità. La patologia tutta italiana è proprio questa: l’incertezza assoluta della cadenza dei concorsi e la disparità dei posti distribuiti sulle varie classi di concorso. Precari sviliti in ogni frangente della vita scolastica; a partire dalle convocazioni per gli incarichi, strappate agli Uffici territoriali Provinciali e demandate ad anno scolastico abbondantemente cominciato, alla convulsa ricerca degli istituti scolastici stessi.  Per il Governo la soluzione è: Tutte le GaE in ruolo?  Sembra più uno slogan di piazza che la soluzione di un problema endemico di questo Paese. Una settimana fa leggevo l’intervista dell’ex Ministro Carrozza in cui affermava che sarebbe bastato utilizzare il suo programma che prevedeva appunto, per il primo anno, la copertura dei tutti i posti vacanti e disponibili.

Poi c’è la questione più vergognosa di come sono trattati i docenti abilitati e non abilitati delle Graduatorie di Istituto, esclusi del tutto dalle assunzioni, malgrado le promesse fatte già da settembre e successivamente nei vari incontri, convegni e consultazioni in cui ci è stato assicurato: “tutti i posti delle GaE che resteranno rispetto alle 148.000 assunzioni (non uno di meno) saranno attribuite alla G.I. con particolare riferimento alle classi di concorso esaurite in GaE e a coloro che hanno svolto più di 36 mesi di servizio per le scuole statali, anche in ottemperanza alla recente Sentenza della CURIA.  Parliamo di docenti che hanno deciso di dedicare la propria vita a questo lavoro per anni e anni, quando le regole, e quindi anche le prospettive e le aspettative, erano diverse. Dimenticando la storia dei concorsi di questo paese, dove non ci sono mai stati decorsi regolari, sempre finiti con una miriade di ricorsi onerosi in primo luogo per lo Stato, quasi sempre soccombente o per dolo o sfruttamento del precariato. Non vedo perché le cose dovrebbero cambiare improvvisamente. Anche nell’ultimo concorso si è aperta una nuova diatriba legale fra vincitori e idonei, modificata in corso d’opera a luglio 2014 e che ha consentito ad alcuni docenti di entrare in ruolo lo scorso primo settembre mentre altri, se passasse l’articolo della buona scuola, risulterebbero esclusi dal ruolo il prossimo anno. In fondo anche noi subiamo un discriminazione molto simile, infatti pur avendo le stesse caratteristiche dei docenti inseriti in GaE, risulteremmo fuori dal ruolo solo perché abilitati successivamente al 2006, magari con più titoli e servizio.  Molti di questi politici al Governo si giustificano facendo riferimento all’artico 97 della Costituzione che recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.” dimenticando appunto l’affermazione:  “SALVO I CASI PREVISTI DALLA LEGGE.” Ma non crede Presidente che sarà più importante il rispetto dell’articolo 3, inserito non a caso nei 12 principi della Carta Costituzionale, sull’uguaglianza di tutti i cittadini italiani.

Le chiedo per concludere, a nome di tanti colleghi nella mia stessa situazione, di adoperarsi affinchè il Governo ascolti il grido che proviene da quasi 80.000 docenti che quest’anno ricoprono incarichi annuali su cattedre vacanti, insegnanti che da anni servono con devozione e passione questo lavoro. Se il Governo ha legittimamente deciso di cambiare le regole, prima di farlo dovrebbe risolvere la questione di tutti questi precari che si trovano, non per loro colpa, nel mezzo di questo cambiamento radicale, evitando loro un’interruzione drammatica (LICENZIAMENTO), per iniziarne un altro che presenta grossissime incognite.

La politica credo non può fare a meno di confrontarsi con la realtà, risolverla e poi ripartire.

Domenico Bruni

docente precario nelle Scuole Pubbliche, con 12 anni di servizio su cattedre esaurite in GaE.

FLASH MOB 020

NON DIRE “NON LO SAPEVO”

Logo

Non dire “non lo sapevo”

In questi giorni negli uffici del MIUR si sta consumando la più grande catastrofe ai danni della scuola che il nostro paese abbia conosciuto. Tutto questo, nelle prossime settimane, cambierà anche la tua vita.

Se vuoi continuare a svolgere questo lavoro è il momento di gridarlo forte!

Noi andremo a dirlo direttamente al Ministro dell’Istruzione il 17 marzo prossimo.

Se saremo in tanti non potranno  far finta di nulla.

Se il prossimo anno lavorerai o meno dipende anche da te e per favore, non dire poi:  “non lo sapevo”…

Il giorno 17 marzo 2015 per permetterci di essere tutti a Roma l’ANIEF ha indetto uno sciopero e in collaborazione con il Mida Precari stanno organizzando un Sit-In davanti a Montecitorio alle ore 14:30.

ll Coordinamento Docenti Precari Toscana aderisce e sappiate che per l’occasione l’ANIEF mette a disposizione un pullman per ogni regione il cui costo sarà coperto dallo stesso sindacato.

Siete pertanto pregati di partecipare tutti PAS TFA1 TFA2 SFP DIPLOMATI MAGISTRALI, quindi tutta la II FASCIA delle Graduatorie d’Istituto e anche la III FASCIA delle Graduatorie d’Istituto.

Tutti dobbiamo lottare insieme per non essere esclusi dalla Riforma “La Buona Scuola” del Governo  Renzi!!!!

Il Coordinamento Docenti Precari Toscana

Sit-in Piazza Montecitorio 17 marzo 2015
Gruppo CDP Toscana a Roma

 

Benvenuti!

Benvenuti nel nuovo sito del Coordinamento Docenti Precari della Toscana!

La forza che permette a un cavo di sollevare tonnellate di peso è il risultato di un insieme di fibre che si uniscono, si intrecciano e saldandosi permettono di scalzare macigni e ostacoli enormi.
Stare soli, sperando che il nostro semplice filo possa sollevare il nostro problema è stupido e arrogante.
Questa cosa mi è martellata in testa pesantemente in questi giorni. Spesso ho pensato a quanto fragile sia la nostra natura e condizione di docenti precari e quanta disperazione questa abbia generato in questi mesi. Per questo motivo vogliamo unire tutti i docenti precari della Toscana. Vi chiedo con questo nuovo progetto di condividere tutto: le vostre paure, le vostre ansie… ma soprattutto le vostre energie perché la nostra unione possa sollevare il peso che ogni giorno ci portiamo dentro.
Benvenuti a tutti voi. Proviamo ad andare avanti insieme!

Nicola Iannalfo

 

Incontro/dibattito CDP Toscana

Lunedì 15 dicembre 2014

dalle ore 15.00

Casa del Popolo “25 aprile” – via Bronzino 117 – Firenze

Incontro/dibattito rivolto a

TUTTI I DOCENTI PRECARI DELLA  TOSCANA

GRADUATORIE DI ISTITUTO

ordine del giorno:

Definizione del gruppo di lavoro per coordinamento

Prospettive dei docenti delle Graduatorie di Istituto dopo la sentenza della Corte di

Giustizia Europea

Iscritti in GaE e valore concorsuale

Intervento degli esponenti politici presenti

Dibattito

Dopo i saluti iniziali e i ringraziamenti la professoressa Cristina Nassi passa la parola al professor Nicola Iannalfo il quale sottolinea immediatamente le difficoltà che si riscontrano nel trascinare i vari colleghi nella battaglia della stabilizzazione. Infatti, lo scopo del Coordinamento è quello di creare un forte movimento al punto tale di poter essere ricevuti in Parlamento dalle due Commissioni e soptattutto Iannalfo sostiene il fatto che sia necessario fare un lavoro ai piani bassi, poiché molti docenti ancora non si sono resi conto del rischio che corriamo, se il progetto della Buona Scuola andasse veramente in porto. Poi sottolinea il fatto che, durante lo scorso incontro del Coordinamento avvenuta il 27 Ottobre presso la Provincia di Firenze, si è unito Bernardo Croci docente di lettere, inserito nelle GAE e il suo intervento ha un valore molto importante, poiché ha stabilito un’unione tra precari delle GAE e di II fascia d’istituto. Iannalfo conclude il suo interveto auspicando che anche le altre regioni possano seguire l’esempio della Toscana, partendo soprattutto dal documento approvato dalla Regione contro la Buona Scuola.

A questo punto prende la parola il professor Pietro  Danesi, che non mette in dubbio il lodevole intento del Governo di voler stabilizzare i precari della scuola italiana, ma nello stesso tempo non vi è una chiara fotografia dei numeri reali, infatti nell’ultima interrogazione alla Puglisi (PD), quest’ultima si era espressa favorevole ad una valutazione del numero effettivo dei docenti che insegnano realmente e dei vincitori e/o idonei al Concorso 2012.  Danesi fa presente che in data 15 gennaio ci saranno i primi decreti attuativi della riforma, la Buona Scuola afferma che le supplenze non spariranno, anche se fonti ufficiali del MIUR affermano totalmente il contrario. Inoltre ricorda che la sentenza della Corte europea non dice che possono assumere tutti, sarà possibile un risarcimento danni, nello stesso tempo il ricorso può servire come azione politica e per avere il suo peso, occorre essere numerosi, perché il Governo deve chiedersi se è più conveniente assumere i precari o pagare i ricorsi. Danesi conclude il suo intervento con una precisazione molto importante soffermandosi sulle varie abilitazioni che si sono susseguite in questi ultimi anni, in poche parole il bando del TFA è stato copiato da quello SISS, ma senza valore concorsuale poiché le GAE sono  state chiuse dal Ministro Fioroni nel ??? e che siamo l’unico paese membro che dopo tre anni di lavoro non assume i propri lavoratori.

La parola passa al professor Cristiano Nesti il quale brevemente riassume ciò che è stato detto dai colleghi Iannalfo e Danesi, inoltre afferma che con la risoluzione della regione Toscana si è fatto un passo avanti nella stabilizzazione dei precari e auspica una diffusione massiccia di questo importante documento. A questo punto interviene Daniela Lastri, consigliera regionale del PD, la quale afferma che il documento è il frutto di una stretta collaborazione tra precari toscani e politica, che la Buona scuola lascerà a casa un buon numero di precari e per la maggior parte quelli storici, che sarà difficile trovare tutte risorse immediate con la legge di stabilità, ma nello stesso tempo, occorre far pressione alle Commissioni per poter assumere tutti i precari della scuola italiana.

A questo punto non poteva mancare l’intervento di un esperto in legge e quindi dell’avvocato Debora Lombardi la quale afferma che per la prima volta il documento della Toscana afferma che il precario ha i suoi diritti e che devono essere rispettati. Continua dicendo che la sentenza non dà diritto alla stabilizzazione, ma alla difesa di quei docenti che hanno un contratto o fino al 30 giugno o fino al 31 agosto.

Ma cosa significa organico di diritto e organico di fatto? L’incontro si conclude con la D.S.G.A. Marcella Neri dell’Istituto Agrario di Firenze la quale spiega questa importante differenza. L’organico di diritto si compone di dati sintetici o meglio il numero degli alunni e il numero delle classi per un totale di ore nelle varie classi di concorso, che si spalmano sulle cattedre (titolare) e sugli spezzoni. L’organico di diritto è rappresentato dalle supplenze fino al 31/08. Invece l’organico di fatto è formato dall’organico di diritto più l’esigenze che si manifestano successivamente, ad esempio esoneri, part-time, distacchi, spezzoni ecc, ma sono contratti fino al 30/06. Per quanto riguarda la situazione della Provincia di Firenze, vi è un accordo sindacale, o meglio il posto fino al 31/08 non si vincola al posto fisico, ma su una persona che sceglie su A346 graduatoria GAE o GI; ciò significa che tutti i contratti inizialmente sono fino al 30/06 poi nel corso dell’anno l’USP individua quanti posti per ogni classe di concorso possono dare al 31/08, anche se non è chiaro cquale procedimento seguono per calcolare quanto detto. Ad ogni modo quest’ultima informazione non è rilevante ai fini del ricorso, perché si tratta sempre di posti (cattedre o spezzoni) non coperti da titolare.

A questo punto si apre il dibattito.

Coordinamento Docenti Precari della Toscana

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SEMINARIO “MAI PIÙ PRECARI NELLA SCUOLA”

Il presente intervento costituisce la sintesi degli incontri del Gruppo Precari Scuola di Firenze. Vuole rappresentare un contributo fattivo al dibattito sul piano LA BUONA SCUOLA.
Il dizionario della lingua italiana definisce precario come “malsicuro, incerto, soggetto a venir meno”.   L’etimologia ancora più specifica ricorda il precario come colui che deve ottenere qualcosa attraverso la prece (preghiera). Questo è sostanzialmente lo stato d’animo dei docenti precari che oggi prestano il proprio servizio nella scuola, docenti che oggi sostengono il sistema scuola in Italia: il sentimento di chi c’è e che nel prossimo futuro potrebbe non esserci.
Come è formato oggi il precariato?
1) ABILITATI GAE (Siss e vincitori di concorso)
2) ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO DI II FASCIA
a)SFP v.o.
b)Diplomati Magistrali
c)Congelati SISS
d)PAS
e)TFA I Ciclo
3) NON ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO III FASCIA

Tutti questi docenti, indipendentemente dalla loro collocazione nelle fasce di precariato, lavorano allo stesso modo: presenziano al collegio docenti, ai consigli di classe, nei consigli di istituto, nei progetti scolastici e in alcuni casi sono collaboratori o vicari del
dirigente scolastico.   Il governo, conscio che per garantire serenità al docente precario occorre togliere precarietà e garantire stabilità e continuità, propone agli inizi di settembre un massiccio piano di assunzioni nella scuola.
Ma, ben presto risulta evidente un altro motivo, fortemente stringente, che spinge verso questa direzione: con la recente sentenza del 26 novembre 2014, la Corte di Giustizia Europea ha bocciato l’Italia in merito alla reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola, prassi in evidente violazione della direttiva 1999/70 CE. L’Europa rileva come in materia di reclutamento dei docenti il MIUR non abbia fornito tempi certi nelle cadenze
concorsuali, generando sacche di precariato ormai definite “storiche”.
Quindi è chiaro che il problema del precariato in ambito scolastico non è più solo un
problema gestibile sul territorio nazionale.
Purtroppo il progetto del governo non prevede in realtà l’assorbimento di tutto il precariato e per essere più precisi, nemmeno del precariato storico: i docenti abilitati nelle graduatorie di istituto di seconda fascia non sono inseriti nel piano di assunzioni de LA BUONA SCUOLA.   Questi docenti non possono essere considerati precari “spiccioli” con qualche settimana di supplenza alle spalle, ma devono essere considerati precari storici, con anni (in alcuni casi più di 10) di servizio alle spalle.   L’unico torto a loro ascrivibile è l’impossibilità di essersi abilitati (in larga misura per carenze da parte del legislatore) in tempi utili per entrare in GAE.
È doveroso sottolineare che la Corte di Giustizia Europea non discrimina sulla cronologia delle abilitazioni, ma rileva  semplicemente il dato del servizio oltre i 36 mesi, sormontando
la farraginosa normativa italiana.
Agli abilitati di seconda fascia viene, dopo anni di insegnamento, proposto il Concorso, per saggiare il merito della loro preparazione.
È chiaro l’errore logico di tale soluzione:in ogni attività  professionale che si rispetti, gli anni di anzianità costituiscono base valida per attribuire merito. Questo è evidente nell’Italia artigiana del secondo dopoguerra, l’artigiano si forma come “garzone” e termina la sua carriera come “mastro”.

Non si capisce perché l’anzianità di servizio debba essere considerata svalutativa quando si parla di scuola. Gli insegnanti abilitati, sono stati selezionati al momento del conseguimento del titolo idoneo all’insegnamento (Università) e successivamente nel superamento del Corso di Abilitazione all’Insegnamento (Università).   Occorre avere un concetto di merito un poco meno “ideologico”.   Ampliando lo spettro di osservazione de LA BUONA SCUOLA risulta chiaro che nemmeno i privilegiati delle GAE escono indenni da questa proposta: l’immissione in ruolo è subordinata alla “disponibilità alla flessibilità”, sottendendo in questo pasticcio linguistico la possibilità che un docente che da anni insegna in una regione e, seppur da precario, con una certa continuità, si vedrebbe costretto a migrare forse a 1000 chilometri di distanza per il posto fisso.  Dietro gli slogan si consumano vite: chi glie lo dice alla professoressa cinquantenne calabrese con figli e marito disoccupato che armi e bagagli deve trasferirsi a Cuneo per il ruolo? Chi glielo dice alla sua famiglia? E soprattutto: cosa andrà a insegnare? Il nuovo piano prevede la possibilità di insegnare su “materie affini” che con un linguaggio molto semplificato significa insegnare senza specifica abilitazione una materia per la quale possiedi un titolo ma non un’abilitazione.   Perché in questo caso nessuno si pone il problema del merito e soprattutto della qualità della didattica?

Un’altra riflessione in relazione a questa ultima ipotesi: se i docenti di 3 fascia, con anni di esperienza devono essere cancellati dal sistema scolastico italiano, perché privi di abilitazione, perché gli insegnanti inseriti in GAE possono andare a insegnare materie per
le quali non sono abilitati?
Questa cosa andrebbe spiegata alle migliaia di genitori che attualmente insegnano in 3 fascia di istituto e che con il loro lavoro di docente permettono alle loro famiglie di campare e che da prossimo anno, di fatto, saranno in mezzo alla strada.
L’ultima domanda la pongo con profonda amarezza: perché in uno “Stato di Diritto Sociale” quale è l’Italia, deve essere il TAR o il Giudice de Lavoro a garantire i diritti dei lavoratori?
Quello che si può fare in maniera semplice per rendere giustizia ai docenti precari della scuola è:
1) Prevedere un piano di assunzione che in tempi è modi adeguati assorba veramente tutto il precariato con 36 mesi di servizio;
2) Utilizzare inseriti in 3 fascia per le supplenze brevi, valorizzando la loro esperienza e prevedendo per loro in tempi rapidi sistemi di formazione e reclutamento;

Chiaramente il precari non staranno a guardare!

Cod Fisc 91044730488

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