Tutti gli articoli di Nicola Iannalfo

Coordinamento Docenti Precari

La forza che permette a un cavo di sollevare tonnellate di peso è il risultato di un insieme di fibre che si uniscono, si intrecciano e saldandosi permettono di scalzare macigni e ostacoli enormi.
Stare soli, sperando che il nostro semplice filo possa sollevare il nostro problema è stupido e arrogante.
Questa cosa mi è martellata in testa pesantemente in questi giorni. Spesso ho pensato a quanto fragile sia la nostra natura e condizione di docenti precari e quanta disperazione questa abbia generato in questi mesi. Per questo motivo vogliamo unire tutti i docenti precari della Toscana. Vi chiedo con questo nuovo progetto di condividere tutto: le vostre paure, le vostre ansie… ma soprattutto le vostre energie perché la nostra unione possa sollevare il peso che ogni giorno ci portiamo dentro.
Benvenuti a tutti voi.

Proviamo ad andare avanti insieme! 

 

DELEGHE ALLA 107/2015

DELEGHE ALLA 107/2015

Il Ministro (certamente dietro pressione governativa) decide di spingere sulle deleghe ottenendone l’approvazione. Le deleghe permettono di concludere l’iter di riforma previsto dalla BUONA SCUOLA. Le deleghe costituiscono i punti cardine dell’ossatura della 107/2015.
Tutta la disperazione che percepisco, conseguenza di questo certo inaspettato atto ministeriale, è lecita ma poco ragionata. L’idea che si potesse rimanere in una situazione limbica è assurda. La fase transitoria è innestata nelle deleghe… e la consecutio logica è che senza deleghe non si può parlare di transitorio. Impalcare la 107/2015 ha richiesto una potente azione governativa e parlamentare dell’esecutivo più “strutturato” degli ultimi 20 anni (strutturato sia nella durata operativa che nei numeri parlamentari). Per smontarla occorrerebbe un’analoga azione di “potere” che allo stato attuale è assolutamente impensabile. Le limature possibili non ne muterebbero l’impianto. Ora capite perché il CDP evitando speculazioni inutili ha pensato di concedersi il silenzio.
La nostra idea non è cambiata, un piano di stabilizzazione valido e attuabile nel rispetto del T.U. Già dalla prossima settimana presenteremo la nostra proposta formalizzata sulla delega riguardante la fase transitoria. Un sistema che tuteli il valore dell’abilitazione e che garantisca la continuità didattica agli studenti.
Personalmente non amo indugiare su ipotesi e supposizioni, d’altro canto, scorrendo con attenzione il comunicato del MIUR del 14/01/2017 leggo che è intenzione del Ministero tutelare tutti quanti inseriti in “graduatoria di istituto”, quindi anche i non abilitati. Bene. Giusto. Ma occorre onestamente ammettere che questo tradotto significa molto semplicemente CONCORSO.
Ora mi aspetto che quanti auspicavano pubblicamente e privatamente una presa di posizione del CDP si stacchino dalla tastiera e si materializzino quando avremo bisogno dei numeri. Adesso si, adesso è ora di ripartire.

LA LEGGE DEL CONTENZIOSO

LA LEGGE DEL CONTENZIOSO

Sempre più frequentemente i dispositivi di legge cozzano con pesanti provvedimenti della giustizia amministrativa. È di questi giorni la notizia che il TAR del Lazio con provvedimenti cautelari sta immettendo insegnanti abilitati di 2 fascia nelle blindatissime GaE (Graduatorie a Esaurimento) chiuse per decreto da quasi una decina di anni. In definitiva il TAR contravvenendo al dettato normativo della 107/2015, la così detta legge de LA BUONA SCUOLA, apre ai docenti fuori dal piano di straordinario di assunzione la porta per il tanto ambito ruolo.
Anche sull’ammissione alle procedure concorsuali relative all’ultimo Concorso a Cattedra 2016, l’intervento del TAR del Lazio ha sparigliato non poco le carte del MIUR: un’intera categoria di docenti non abilitati appartenenti alle così dette materie di laboratorio (Insegnanti Tecnico Pratici), esclusi per legge dal Concorso, è stata ammessa alle prove con sentenze cautelari, costringendo il ministero a così dette “prove suppletive”.
In questa querelle tra giustizia amministrativa e Ministero, trovano terreno fertile gli studi legali di numerosi sindacati e associazioni che abbandonata la vendita delle tessere intravedono nel “ricorso” il nuovo Eldorado del found raising sindacale.
Il gioco è semplice: fatta la legge, venduto il ricorso. Queste associazioni sindacali e di categoria, abbandonano il piano programmatico di lotta, sbianchettano il calendario delle agitazioni di piazza e laconicamente propongono liste di ricorsi come i trattamenti estetici in una SPA.
Naturalmente la speculazione sulla disperazione dei lavoratori, che aggrappati alle supplenze vivono alla giornata, fa il resto. Trovate un docente precario che non abbia all’attivo almeno un ricorso. Quasi impossibile… e mentre si stracciano le tessere prontamente si firmano le deleghe.
Questa è in fondo l’Italia che ci meritiamo.

Nicola Iannalfo

CONVEGNO 28/11/15 NAPOLI

CONVEGNO MIDA 28/11/2015
Ieri ho partecipato come relatore a nome del CDP al convegno organizzato da MIDA a Napoli. Le MIDA girls hanno lavorato sodo davvero.
Il concorso è dietro l’angolo e per certi versi è la naturale conclusione di un’opera di distruzione della scuola iniziata da più di un decennio e rafforzata dall’asse Aprea-Gelmini.
C’è chi pensa che la scuola sia di sinistra… la scuola è della scuola e il mio pensiero, assecondando le deplorevoli parole della Giannini che sostiene la volontà di eliminare la “supplentite”, il mio pensiero va ai 2/3 che non supereranno il concorso e che in alcuni casi dopo anni di insegnamento si guarderanno allo specchio con la disperata necessità di riciclarsi. W l’Italia
Pietro Danesi Mimmo Bruni Laura Isolani Valeria Rosamunda Perri Cristina Nassi

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RICORSOPOLI… riparte.

Più di una volta ho avuto modo di evidenziare come lo strumento del contenzioso fosse l’evidente dimostrazione del fallimento sindacale.
I sindacati vendono ricorsi come le armerie vendono fucili. Purtroppo sindacati senza particolari scrupoli vendono fucili che prima o poi ti impallinano.
ANIEF ricorre… gli scappa il ricorso come qualcosa di fisiologico. Ricorre su tutto. Aprendo la loro pagina web è piuttosto semplice capire quale sia la loro attività principe: vendere sogni (o incubi a seconda della posizione personale rispetto alla canna del fucile) a chi purtroppo non riesce più a dormire la notte.

Mettiamo le cose in fila: per anni insegni, non riesci ad abilitarti; finalmente lo Stato riconosce il tuo diritto all’abilitazione e attiva un PAS (PAS: una parola che molti di noi sussurrano quasi vergognosamente quando alcune faccette di c…. sarcasticamente domandano: “scusa ma tu sei un abilitato TFA o un PAS).
Poi finalmente al momento di legiferare in materia di scuola, LA BUONA SCUOLA (risata. Grazie) ti inchioda al concorso. Dopo lotte, proteste, sit in, trick track e schiattamuort… viene concesso una sorta di concorsuccio per i soli abilitati. E vabbè a casa mia si dice “piuttosto che niente è meglio piuttosto”. Adesso gli agitatori di folle stanno vendendo il sogno del concorso aperto a tutti…. allora la scena è questa.

Tu vai a fare spesa alla Coop e naturalmente come sempre, alla cassa ti capita l’ossessivo compulsivo che riempie il carrello come il giorno prima del diluvio universale e tu aspetti pazientemente dietro. Lui sembra non finire mai con quella cavolo di spesa. Ma lui si chiama GaE e tu II fascia e devi aspettare. Ok e vabbè…. Dopo minuti interminabili arriva il furbetto, che con fare indifferente guarda le caramelle vicino alla cassa, tu lo punti come un setter sospettoso e pensi “mica mi vorrà passare avanti”. Lui gira, ti si affianca, tu lo guardi. Ma ti distrai un secondo perché il tuo piccirillo ha preso l’ovetto kinder e ti ha detto “mamma lo voglio”. Ti rigiri e il furbetto che si chiama III fascia ti ha fottuto il posto. Scusi guardi che c’ero prima io, faccia la fila come tutti gli altri”. “No no è vero… allora faccio ricorso”.

“Va bene, però per iniziare venga dopo di me… io ho fretta”

Non me ne vogliano i colleghi di III fascia, i quali in larga parte meritano un nuovo PAS e per i quali mi sono battuto fino alla settimana scorsa, ma ora è il mio turno. Fate la fila come tutti gli altri. Arriverà il vostro turno e vi garantisco che qui nel CDP ci batteremo per voi.

CI SIAMO!

Depliant Assemblea

CI SIAMO!
Vi inoltriamo il depliant dell’Assemblea del 21 pv. Vorremmo che questa Assemblea costituisse il nucleo dei fondatori del CDP. Vorremmo che le cariche e il lavoro fossero distribuiti in maniera democratica. Nessuno è indispensabile e nessun incarico è già stabilito.
Stiamo lavorando sodo, strutturando la nostra idea di concorso e di scuola. Lo stiamo facendo al Ministero e con i gruppi con i quali condividiamo progetti di crescita MIDA, ADAM, TFA2, LINK e molti altri.
Dobbiamo essere “qualcuno” per dire “qualcosa”. Abbiamo bisogno di un’associazione.
Vi chiedo di non mancare e di creare insieme la nostra idea. Preparate interventi e soprattutto partecipate.
Non abbiamo bisogno di numeri, ma di appassionati. Basta con i “mi piace” piuttosto “ci sono”.
AVANTI!

…CI FAREMO SENTIRE!

Mercoledì 9 settembre abbiamo concluso un paio di appuntamenti alla Camera. La mattina dello stesso giorno il CDP ha partecipato a un incontro a Roma con tutti i coordinamenti nazionali di precari. Quello che è stato chiesto al CDP in sede politica è la definizione di una proposta seria per il bando del concorso. A questo riguardo è importante sottolineare che la struttura e la stesura del bando è affare Ministeriale, quindi amministrativo, e non più politico.
In questa fase “contrattuale” la politica può costituire una stampella per sostenere una proposta che necessariamente come mittente finale avrà il MIUR.
Come vi abbiamo più volte anticipato, vogliamo insieme a voi, il giorno 21 definire la proposta per il concorso, ma è anche corretto trasmettervi quelli che per noi sono punti fondamentali:

1) Eliminazione della PROVA PRESELETTIVA e quindi inefficacia del relativo O.d.g. Ascani. La prova preselettiva attivata nei casi in cui i candidati dovessero eccedere di 4 volte i ricorrenti è un’aberrazione assoluta. Non posso privare un abilitato di sostenere il concorso a causa delle avverse condizioni della sua classe di concorso. Almeno il concorso deve essere GARANTITO. La prova preselettiva non è il concorso. In più se il concorso è su base Regionale potrebbe capitare che per una stessa classe di concorso in Toscana si faccia la preselettiva è in Emilia Romagna no. Di nuovo la cabala dei numeri. NO GRAZIE!

2) Valorizzazione di tutto il servizio e della selezione in ingresso al percorso abilitante. Un’azione corretta che mostra quanto la nostra proposta possa risultare credibile ed equilibrata.

3) La prova concorsuale NON dovrà assolutamente essere nozionistica. La nostra idea è che il prossimo concorso valuti la nostra capacità di insegnare e non la nostra conoscenza della materia con esami calibrati su SSD (settori scientifici disciplinari ) universitari. Sostegno all’ O.d.g. Malpezzi che impegna il Governo in tale direzione.

4) Come suggerito da altri gruppi, aumentare sensibilmente la percentuale degli idonei al concorso 2015. Non si può accettare che in questa tornata di stabilizzazioni siano inseriti in ruolo più idonei che vincitori di concorso e che nel prossimo concorso del 1 dicembre 2015 si debba pagare lo scotto per le passate sanatorie (con tutto il rispetto per i colleghi idonei).

Naturalmente gli aspetti ulteriori sono molteplici, ma questa è la base sulla quale vogliamo lavorare insieme e per la quale ci batteremo e questa volta troveremo il modo di farci sentire.
I docenti a spasso hanno tempo e molte risorse… ve lo assicuro. Questa volta ci faremo sentire!
Pietro Danesi Mimmo Bruni Cristina Nassi Laura Isolani Valeria Rosamunda Perri

Galleria dei Presidenti

ASSEMBLEA 21 SETTEMBRE

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ASSEMBLEA 21 SETTEMBRE

Ognuno di noi è ormai consapevole che la politica ha tradito il suo mandato nei riguardi della scuola in senso lato.
Siamo onesti, se in questi mesi ci fosse stata offerta la possibilità di tornare in cabina elettorale il nostro indirizzo sarebbe stato diverso rispetto al 2013 (almeno per una buona parte di noi). In maniera simile devo ammettere che nell’ultimo anno più spesso mi sono sentito tutelato dalla Gelmini e da alcune politiche di destra (solo un anno fa l’avrei considerata una barzelletta noire), piuttosto che dai molli “compañeros” che la bandiera rossa la usano come tovaglia della domenica.
Negli ultimi 8 mesi il CDP si è confrontato con tutti: da sinistra a destra. Abbiamo cercato alleanze. Inutile dirvi che lo scoglio nel quale sono arenate le nostre fatiche e le nostre speranze è un acronimo: PD.
L’interlocuzione politica solletica le orecchie di tanti deputati e senatori che grazie alla nostra disperazione sono balzati agli onori della cronaca. Noi abbiamo garantito la loro visibilità e in qualche modo alimentato il loro ego.
Noi ci siamo rotti! Il CDP vuole promuovere in prima persona politiche scolastiche in tutela della scuola pubblica e dei lavoratori della scuola. Il problema è quasi “antropologico”, perché l’idea malsana disseminata dalla stampa di regime che gli insegnanti sia dei parassiti sociali e fannulloni non può più essere tollerata.
I nostri sussulti scomposti, la nostra cattedraticitá comunicativa non ci ha favoriti nel coinvolgere l’opinione pubblica nella nostra lotta.
Noi crediamo che sia necessario iniziare a radicare sul territorio un soggetto associativo e politico, ma non necessariamente partitico, che sia composto da insegnanti e lavoratori della scuola che si autodeterminino. Che smettano di demandare l’impegno politico a mercenari cavalieri di ventura e a professionisti della lotta sindacale arroccati in scadenti “ricorsifici”.
Il nostro progetto parte dal basso: dalla tua partecipazione, dall’idea che uno vale uno, dalla convinzione, come scrissi qualche mese fa, che se nell’Ottocento ci fosse stato facebook l’Italia sarebbe ancora degli austriaci.
Il 21 presenteremo le nostre idee e accoglieremo le vostre e insieme tracceremo una linea. Abbiamo idee chiare per il concorso e per una vera tutela di tutti gli insegnanti che da anni servono la comunita dietro una cattedra.
Ci rimbocchiamo le maniche e ci riprendiamo il lavoro ma soprattutto la dignità perché nessuno con le chiappe sul velluto di qualche poltrona romana ci darà nulla!
Vi aspettiamp il 21! 
Avanti!
Pietro Danesi Mimmo Bruni Cristina Nassi Valeria Rosamunda Perri Laura Isolani

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

Eccoci nuovamente al pezzo. Mi mancava la potente suggestione dei confederali e dei sindacati in generale. Autunno caldo! Più che un piano programmatico appare come una previsione meteo. Con il mio sano ottimismo sono convinto che prima o poi qualcuno si renderà conto che la lotta sindacale ha lo stesso appeal di un concerto di Orietta Berti. Non punge, non ferisce, molto semplicemente non costituisce più una leva operativa. Il punto di svolta epocale è stato lo sciopero del 5 maggio. Ogni essere umano con un minimo di grano salis avrebbe dovuto chiedersi perché l’astensione dal lavoro (80%) non costituisse più una forza contrattuale. L’esperienza che abbiamo acquisito in questi mesi di lotta mi ha insegnato che l’unico messaggio che passa quando si esercita il proprio diritto dissenso è il disturbo. Funziona perché ha un impatto mediatico. Paradossalmente il governo teme più le uova sul groppone di Renzi che il sacrificio salariale di centinaia di migliaia di insegnanti. Anche il più sprovveduto spettatore di questo teatrino si è reso conto che la piazza ha perso valore nella contestazione politica. Ma la cosa che più mi fa sorridere in questi giorni è leggere i post di colleghi precari come noi, che la sera stendendo sul pavimento il loro piccolo Risiko giocano a fare i politici con i gruppi Interparlamentari. Vi garantisco che la maggior parte dei politici che costituiscono la base di questi pseudo gruppi ha la sapiente abitudine di rispondere affermativamente a qualsiasi proposta. Presto proporrò il gruppo interparlamentare del “circolo della bocciofila”, volete scommettere che raggranello qualche politico pronto a sostenermi? Noi lavoriamo a una sotterranea trattativa politica. Possiamo continuare con le tavole rotonde, quadrate, triangolari… ma io penso soprattutto a dare forma al disturbo, senza disagio non ci sarà mai nessuna trattativa e chiedo a voi di presentare idee in tal senso, perché da settembre molte famiglie avranno un frigo più vuoto e una casa più fredda e questo noi davvero non possiamo permettercelo.

Quella che dobbiamo realizzare è una vera stagione di lotta, in nome di Antonio, precario di 2 fascia che ha deciso di mettere in vendita la casa e di trasferirsi con la sua famiglia dai suoi genitori perché da settembre sarà disoccupato, in nome di Lucia che lascerà sua figlia 8 anni a Catania per lavorare a Vercelli, in nome dello zio Roberto, Lavoratore Socialmente Utile nella scuola che a seguito della ristrutturazione del fondo sociale questo mese ha percepito uno stipendio di 140€.

I servitori dello stato sono schiavi malpagati, ma quando gli schiavi si contano tra loro e smettono di fottersi il pane stantio succedono miracoli. Tenevi pronti.

 

Avanti!

Il merito e il suo strano vessillo

Il merito e il suo strano vessillo.

È evidente che le prossime stupidissime battaglie tra precari si consumeranno su questo sostantivo: merito. La quesitone del merito è dirimente. Offre la rassicurante possibilità di sentenziare “tu si” e “tu no”.
Ma qual’è il merito nella scuola? Quale è la base culturale per opporre un docente meritevole a un docente non meritevole?
Se volessimo partire da una analisi etimologica del sostantivo meritum, dovremmo concludere che il merito è semplicemente “la mercede o la ricompensa spettante” o ancora, “una porzione” (etimo.it).
La trappola evidente è la confusione generata dalla questione di merito per quanto attiene al mondo scuola. Il merito di uno studente universitario è possedere un’adeguata preparazione di base delle discipline di studio. L’istituzione universitaria assolve alla responsabilità di selezionare il merito in tal senso. Lo studente deve acquisire gli strumenti e le conoscenze necessarie per poter concludere un ciclo di studi significativo.
Ma la selezione del docente non può tradursi in una sovrapposizione del modus operandi universitario. Il docente è un’altra cosa. Il docente è già obbligatoriamente stato selezionato sul merito nozionistico. La selezione del docente deve calibrarsi su parametri necessariamente diversi: la capacità di comunicare, di tenere la classe, di utilizzare risorse dispensative e compensative, di tradurre i saperi e le conoscenze nella maniera opportuna… Tutto questo impatta sul processo di formazione dei docenti in Italia: nessuno insegna a insegnare.
In questo percorso di apprendimento “a bottega” dell’insegnamento, io inquadro l’esperienza dell’insegnamento stesso come un processo fondamentale per la determinazione del merito. L’esperienza di insegnamento è merito, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Non si vuole ridimensionare la responsabilità del docente di mantenere e aggiornare la propria preparazione culturale, ma la questione di merito è diventato lo strano vessillo di “precariucci” incapaci di comunicare tra pari e quindi pericolosamente incapaci di comunicare ai loro alunni.

A loro dedico questo scorcio di un pensiero di Blaise Pascal “Assassino o uomo di valore”, con la speranza che presto smetteremo di vedere i colleghi dall’altra parte del fiume…..

– Perché mi uccidete?
-E non abitate forse dall’altra parte del fiume? Amico mio, se voi abitaste da questa parte sarei un assassino, e sarebbe un’ingiustizia ucciderti così. Ma visto che abitate dall’altra parte, io sono un uomo di valore, e uccidervi è giusto.

Avanti!

Nicola verso Roma

CHI FERMA LA RIFORMA

CHI FERMA LA RIFORMA

È connaturato nel nostro italico vivere. La necessità di isolare “l’untore”, il principale colpevole di questa rovinosa battuta d’arresto nella stabilizzazione dei precari e dell’insabbiamento della Riforma. È una inquisitoria caccia alle streghe: chi ferma la riforma?

Se dovessi laconicamente stilare una classifica di merito per inchiodare in qualche modo qualcuno sul banco degli imputati, a costo di stupirvi, non metterei in testa di serie il Presidente del Consiglio e nemmeno la sbiadita e scialba Ministra dell’Istruzione.
Il “nemico pubblico numero uno” è il mezzo di informazione. Le testate giornalistiche a tiratura nazionale, la terza camera del “tricameralismo” perfetto: il salotto vesponiano di Porta a Porta, le sibilline pagine virtuali dei numerosi siti piuttosto che blog specializzati su questa maledetta riforma. Qualcuno pensa che Viale Trastevere prima di ospitare il monumentale palazzo del MIUR, fosse stato un cimitero Sioux e che le disgrazie siano la materializzazione di qualche sciagura punitiva.
La verità è che il MIUR ha retto il gioco del Governo, perché non posso davvero credere che il Sottosegretario Faraone, fino a quattro giorni fa, dalle pagine di Repubblica snocciolasse numeri degni del peggiore Otelma sulla consistenza dei precari della scuola che chiedono di essere stabilizzati: 600.000.
Ora la scena è questa: Pasquale, muratore disoccupato e incacchiato, la mattina va al Bar, perché il vizio del caffè e della sigaretta al tavolino proprio non se lo può negare… prende un giornale, La Repubblica, e leccandosi l’indice della mano destra sfoglia distrattamente il quotidiano, già abbondantemente consunto da pratiche affini di precedenti lettori; i suoi occhi scorrono inutilmente i titoli e qualche occhiello. La sua è una lettura catartica: deve pur esserci un colpevole se prima riusciva a guadagnare 3400€ al mese dichiarandone 1500€. Poi legge in terza pagina:   “La scuola non è un assumificio”.   Pasquale si guarda intorno e sbrogliando il pacchetto di CAMEL sentenzia: “questi li manderei tutti a zappare…”

Cari colleghi, “questi” saremmo noi.
Se dovessi formattare il mio cervello e leggere i quotidiani di ieri, potrei tranquillamente concludere che una parte di Sinistra del PD e i sindacati stiano tutelando la lobby dei docenti della scuola. Di lavoratori privilegiati, intoccabili e colpevoli del “male di vivere” dell’italiano medio.  Il gioco di chi informa è supportare l’idea che “noi siamo il nostro problema” e che quindi la riforma debba necessariamente tradursi in un “prendere o lasciare”.

Ecco perché Matteo è il secondo sul banco degli imputati: perché lui come il mitico allevatore cinofilo degli anni ottanta si limita a dire : “io do PAL ai miei hani (cani in toscanaccio)” e butta nella mischia 100.000 assunzioni, lasciando che precari, sinistra DEM, sindacati e mondo scolastico si sbranino tra di loro per mangiarne un boccone.

Per dovere di cronaca due righe sulla Giannini, assolta per evidente incapacità di “intendere e di volere”.

Si farebbe un torto all’onor del vero escludendo lei, la Sen. Francesca Puglisi, dalla lista dei soggetti schizoidi della politica italiana. La signora che più di tutti osta l’ingresso in ruolo ai precari delle Graduatorie di Istituto che da anni prestano servizio su cattedre vacanti e disponibili. La signora che faticosamente ripete che l’anzianità e l’abilitazione non costituiscono genesi di diritto in ambito scolastico.   Una Senatrice con la memoria di un pesce rosso, che dopo un giro nel boccione di vetro si è dimenticata di quando, meno di due anni fa, arringava le folle con queste argomentazioni… sentite sentite.

Qualche mese dopo presenta la proposta del PD sulla scuola:

Chiediamo a tutti voi di trarre conclusioni sul conto di tale classe politica e sulla loro capacità di rappresentanza dei nostri valori culturali.
Cosa succederà ora?   “Lo scopriremo solo vivendo”.

Noi comunque andiamo AVANTI!

 

Emendamento 10.19 firmato da 10 senatori PD

Emendamento  10.19  firmato da 10 senatori PD

Ecco la nostra creatura e i firmatari. Vorrei ringraziare il nostro Azzeccagarbugli Pietro Danesi, piegato alla stesura e alla discussione dell’emendamento per ore… grazie Marcella Neri per la sua collaborazione e per la sua maestria nell’essere così brava come avvocato del diavolo tanto da permettere al nostro emendamento di arrivare in aula perfettamente inalterato. Grazie a Mimmo Bruni Laura Isolani Valeria Rosamunda PerriCristina Nassi, perché mentre io contrattavo al Senato, loro si consumavano le scarpe per la nostra campagna alle Regionali. Grazie a tutti voi perché se penso che questo gruppo, nato pochi mesi fa dalla commistione di rabbia e disperazione di noi precari toscani, è riuscito ad arrivare a emendare con un risultato egregio alla Camera e a ottenere un plebiscito di firmatari al Senato è anche grazie a tutti voi.
Da domani, appena avremo il numero dell’emendamento cercheremo di fare la conta dei numeri dei Senatori.
Lo sapete vero….
Avanti!

Sito Senato

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EMENDAMENTO

 

 

Facciamo un po’ di storia

 

 


LA ROBAPAZZA CHE STRUMPALLAZZA

LA ROBAPAZZA CHE STRUMPALLAZZA

Ho un ricordo netto della ROBAPAZZA… di un pomeriggio di più di 30 anni fa. Mi madre si materializzò nella mia cameretta con sta roba. Io avevo la febbre… Aprii la scatola e con un po’ di delusione realizzai che si trattava di una semplice palla…

Ma la ROBAPAZZA era una palla speciale. Tu la lanciavi e non potevi seguirla… ora zigzagava, poi tornava indietro, improvvisamente due scatti in avanti…. Una palla magica davvero!!
Ma la mia curiosità di scoprire il magico e sofisticato meccanismo alla base di tale prodigio fu nettamente più forte del divertimento che mi procurava lanciarla nel corridoio. Così un giorno mi decisi…. presi il coltello più affilato e la divisi in due. Quello fu uno dei giorni più deludenti della mia vita: dentro era posizionata una sfera di piombo fuori asse che permetteva di modificare continuamente la traiettoria della palla. Seduto sul pavimento di camera capii due cose: 1) che all’interno della palla non c’era nulla di magico; 2) che sta palla non serviva a nulla perché presto ti rompevi le scatole di correre dietro a una cosa inutile che non seguiva nessuna direzione… Rimisi i brandelli della ROBAPAZZA nell’armadio, presi il mio SUPERSANTOS (il mitico pallone degli anni ’80) e scesi in cortile.

Ieri seguendo Porta a Porta , questa volta seduto sul divano, ho provato la stessa sensazione di quel pomeriggio: ieri dentro la scatola c’era il Governo Renzi….praticamente una ROBAPAZZA CHE STRUMPALLAZZA, che non va da nessuna parte, che segue traiettorie inutili quanto improvvise. Lo hanno seguito in milioni affascinati da questa sua capacità di sterzare in maniera imprevedibile. Poi un giorno qualcuno si è stufato, ha aperto il giocattolo e delusamente ha dovuto concludere che dentro non c’è niente, ma solo qualcosa fuori asse che non ti porta da nessuna parte e che soprattutto non serve a nulla…

È arrivato il momento del SUPERSANTOS.

Nicola Iannalfo

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Non staremo a casa a piangere… questo è garantito. Avanti!

In un contesto surreale di riunioni e pacificazioni disattese, noi nel silenzio e nel “contenimento energetico” andiamo avanti.

Oggi On. Cuperlo mi ha telefonato per informarmi che avevo un quarto d’ora di tempo per inviargli un emendamento da presentare alla Camera a favore dei precari. Stavo per partire alla volta di Bologna, dove nel pomeriggio avrei incontrato Maurizio Landini. Torno velocemente a scuola e grazie all’aiuto indispensabile di Marcella Neri estrapolo dal nostro emendamento inviato a suo tempo all’ On. Rocchi la parte relativa all’art. 8.

In questa parte chiediamo un “concorso per soli titoli riservato agli insegnanti abilitati inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto”. Per tutti e dico tutti gli abilitati. Con Cuperlo al telefono discutiamo sull’ammissibilità di tale emendamento… dal momento che gli emendamenti che chiedevano il “concorso per soli titoli” sono arenati su margini di costituzionalità. Gli prometto la firma e il parere tecnico sull’ammissibilità del concorso da parte del Procuratore della Repubblica Deidda… e questa sera Laura Isolani e l’Avv. Debora Lombardi Bufalini stanno lavorando insieme al Procuratore per inviare entro domani tutto ciò che occorre a Cuperlo.
La vera funzione di tale emendamento è trasmettere un indirizzo politico chiaro da parte della Sinistra DEM, che si avvita intorno a posizioni sbiadite. È chiaro che isolare il governo nelle sue posizioni è l’unica arma che ci rimane per poter ancora credere di essere “liberi cittadini” e ottenere ciò che ci spetta: il riconoscimento dello status giuridico di precari e la conseguente stabilizzazione.
Più pragmatico l’incontro con l’amico Landini. Allunga la mano con la sua COALIZIONE SOCIALE, chiede a noi di riempire gli spazi lasciati deserti da una politica che non riesce più a sintonizzarsi con il cittadino. Cittadino e scuola sono una sola cosa. Ci sostiene per la nostra campagna per le Regionali e soprattutto ha messo a disposizione la sua faccia e la sua esperienza per le manifestazioni, anche eclatanti, che nei prossimi giorni potrebbero rendersi necessarie se i nostri diritti in qualche modo saranno calpestati.
Non staremo a casa a piangere… questo è garantito.
Avanti!

Nicola Iannalfo

Gli “opliti” del CDP.

Siamo Noi, siamo Noi... i Precari della scuola siamo Noi...
Siamo Noi, siamo Noi… i Precari della scuola siamo Noi…

Il CDP partecipa allo sciopero indetto dalle sigle sindacali il 5 maggio. Fermarsi ora per non fermarsi per sempre. Fermarsi ora permette di lanciare un messaggio chiaro al paese: noi abbiamo detto basta! Fermarsi ora permette di unirci, di vederci… di comprendere che il tuo disagio è il mio disagio che la tua forza è la mia forza.

Su questo pensiero è riemersa alla mia memoria l’immagine di un oplita (gli scampoli del mio sbiadito esame di Storia Greca).  La falange oplitica era la forza militare che l’esiguo esercito greco opponeva al devastante esercito persiano. Il soldato oplita, con il suo scudo non proteggeva se stesso, ma il soldato alla sua destra e a sua volta era protetto da un altro oplita posizionato alla sua sinistra. Questo li costringeva a stare uniti e a non allontanare mai la spalla dalla spalla del proprio compagno. Così si vince!

Il lavoro che molti di voi in questi giorni stanno svolgendo a nome del CDP nelle piazze e nei vari comizi sparsi per la regione mi convince che le nostre spalle sono unite. Vi posso garantire, dalle telefonate che ricevo, che hanno iniziato a sentire la nostra voce e in Regione qualcuno non dorme sonni tranquilli.

Grazie per il vostro lavoro.

Nicola Iannalfo

 

La tempesta del dubbio

LA TEMPESTA DEL DUBBIO
Ormai è rituale che a ogni manifestazione sindacale molti di voi ci chiedano… allora?   Che si fa?   Ci organizziamo anche noi?

Devo ammettere che la vostra necessità di confronto mi gratifica e mi lascia intendere che stiamo davvero creando “il gruppo”.

Ma conseguentemente si affaccia una riflessione…

Che cos’è il CDP?   Un sindacato?   Un parasindacato che filtra le iniziative sindacali da condividere e quelle da non condividere? Non credo.   Il CDP è qualcosa di diverso e forse qualcosa di più.   Noi rispettiamo le vostre “tessere” e rispettiamo il lavoro dei sindacati, anche se ne cogliamo spesso la fragilità.   È naturale garantire appoggio a una manifestazione a favore dei lavoratori della conoscenza, ma contemporaneamente in queste settimane il nostro impegno è stato un altro.   La piazza, la norma, il parere autorevole e ora la leva politica.   Quattro livelli che per quelli che leggono il nostro programma non sono nuovi o sconosciuti.
Personalmente mi sono ritrovato molto spesso, come ben sapete, davanti al MIUR o dentro al Parlamento. Ogni giorno un gruppo di non meglio specificate categorie si ritrova davanti ai palazzi governativi per manifestare e ognuno ha il diritto di credere che quella sia la manifestazione del secolo… “Che ce sta lla fuori? I precari da scuola. Ma n’erano quelli de e quote latte? No quelli ce stavano ieri!”   Questo ho sentito dire nei corridoi del Parlamento mentre i miei amici erano fuori al freddo in piazza a protestare… Concedetemi una razionale tempesta del dubbio!

Certo che appoggiamo la manifestazione, ci mancherebbe altro.

La appoggiamo anche se non la organizziamo.  Ma sono stanco di giocare a tennis senza avversario, sono stanco di non avere un oggettivo ritorno per tutte le manifestazioni alle quali ho partecipato.

Il campo è politico e per me si traduce in una sola parola: ELEZIONI REGIONALI.  

Tenetevi pronti!

Nicola Iannalfo

IL III LIVELLO DELLA PROTESTA

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Più di una volta abbiamo reso manifesto il nostro intento: la protesta deve articolarsi in più livelli.

I Livello è la manifestazione vera e propria. Le azioni di piazza, i flash mob…

II Livello è la “norma”, cioè la base programmatica della manifestazione, un testo giuridicamente fondato che costituisca il “perché” degli striscioni, degli slogan, delle urla. Gli ultimi mesi ci hanno permesso di capire che con le attuali forze governative non basta avanzare un diritto.  Le loro spiccate incapacità ci costringono a proporre/opporre la norma, perché se è facile dire “non possiamo” a un docente, non potrà similmente esserlo per la Costituzione. È qui che è emersa la fragilità dei Confederali: tutti chiedono e pochi propongono. Chi lo fa mostra “impotenza giuridica”, non riesce a sfondare “normativamente” il muro del “non si può”. Noi abbiamo lavorato sodo in questo senso.   Abbiamo la “norma”!

III Livello è il “parere autorevole”: la necessità di avallare il nostro testo e la norma con firme autorevoli, costituzionalisti, giuristi di caratura internazionale. Quando questi tre livelli si armonizzano la forza conseguente alla protesta è enorme. Il CDP in questi giorni sta lavorando al III Livello. Bussiamo quotidianamente alla porta di intellettuali della giurisprudenza perché prendano chiaramente una posizione.

Molti chiedono a noi se scenderemo in piazza oggi, se aderiremo alla Manifestazione di Pisa o di Firenze.
Se oggi molti docenti precari sono costretti ad assumere blister di iperico o litri di benzodiazepine è grazie anche alla fragilità e spesso inerzia dei sindacati che evidentemente ancora non hanno capito che la protesta non si consuma solo al I livello.

Detto questo, bene comunque la protesta e la manifestazione, ognuno decida in maniera personale.

Noi non daremo indicazioni.

Coordinamento Docenti Precari della Toscana

SEMINARIO “MAI PIÙ PRECARI NELLA SCUOLA”

Il presente intervento costituisce la sintesi degli incontri del Gruppo Precari Scuola di Firenze. Vuole rappresentare un contributo fattivo al dibattito sul piano LA BUONA SCUOLA.
Il dizionario della lingua italiana definisce precario come “malsicuro, incerto, soggetto a venir meno”.   L’etimologia ancora più specifica ricorda il precario come colui che deve ottenere qualcosa attraverso la prece (preghiera). Questo è sostanzialmente lo stato d’animo dei docenti precari che oggi prestano il proprio servizio nella scuola, docenti che oggi sostengono il sistema scuola in Italia: il sentimento di chi c’è e che nel prossimo futuro potrebbe non esserci.
Come è formato oggi il precariato?
1) ABILITATI GAE (Siss e vincitori di concorso)
2) ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO DI II FASCIA
a)SFP v.o.
b)Diplomati Magistrali
c)Congelati SISS
d)PAS
e)TFA I Ciclo
3) NON ABILITATI IN GRADUATORIA DI ISTITUTO III FASCIA

Tutti questi docenti, indipendentemente dalla loro collocazione nelle fasce di precariato, lavorano allo stesso modo: presenziano al collegio docenti, ai consigli di classe, nei consigli di istituto, nei progetti scolastici e in alcuni casi sono collaboratori o vicari del
dirigente scolastico.   Il governo, conscio che per garantire serenità al docente precario occorre togliere precarietà e garantire stabilità e continuità, propone agli inizi di settembre un massiccio piano di assunzioni nella scuola.
Ma, ben presto risulta evidente un altro motivo, fortemente stringente, che spinge verso questa direzione: con la recente sentenza del 26 novembre 2014, la Corte di Giustizia Europea ha bocciato l’Italia in merito alla reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola, prassi in evidente violazione della direttiva 1999/70 CE. L’Europa rileva come in materia di reclutamento dei docenti il MIUR non abbia fornito tempi certi nelle cadenze
concorsuali, generando sacche di precariato ormai definite “storiche”.
Quindi è chiaro che il problema del precariato in ambito scolastico non è più solo un
problema gestibile sul territorio nazionale.
Purtroppo il progetto del governo non prevede in realtà l’assorbimento di tutto il precariato e per essere più precisi, nemmeno del precariato storico: i docenti abilitati nelle graduatorie di istituto di seconda fascia non sono inseriti nel piano di assunzioni de LA BUONA SCUOLA.   Questi docenti non possono essere considerati precari “spiccioli” con qualche settimana di supplenza alle spalle, ma devono essere considerati precari storici, con anni (in alcuni casi più di 10) di servizio alle spalle.   L’unico torto a loro ascrivibile è l’impossibilità di essersi abilitati (in larga misura per carenze da parte del legislatore) in tempi utili per entrare in GAE.
È doveroso sottolineare che la Corte di Giustizia Europea non discrimina sulla cronologia delle abilitazioni, ma rileva  semplicemente il dato del servizio oltre i 36 mesi, sormontando
la farraginosa normativa italiana.
Agli abilitati di seconda fascia viene, dopo anni di insegnamento, proposto il Concorso, per saggiare il merito della loro preparazione.
È chiaro l’errore logico di tale soluzione:in ogni attività  professionale che si rispetti, gli anni di anzianità costituiscono base valida per attribuire merito. Questo è evidente nell’Italia artigiana del secondo dopoguerra, l’artigiano si forma come “garzone” e termina la sua carriera come “mastro”.

Non si capisce perché l’anzianità di servizio debba essere considerata svalutativa quando si parla di scuola. Gli insegnanti abilitati, sono stati selezionati al momento del conseguimento del titolo idoneo all’insegnamento (Università) e successivamente nel superamento del Corso di Abilitazione all’Insegnamento (Università).   Occorre avere un concetto di merito un poco meno “ideologico”.   Ampliando lo spettro di osservazione de LA BUONA SCUOLA risulta chiaro che nemmeno i privilegiati delle GAE escono indenni da questa proposta: l’immissione in ruolo è subordinata alla “disponibilità alla flessibilità”, sottendendo in questo pasticcio linguistico la possibilità che un docente che da anni insegna in una regione e, seppur da precario, con una certa continuità, si vedrebbe costretto a migrare forse a 1000 chilometri di distanza per il posto fisso.  Dietro gli slogan si consumano vite: chi glie lo dice alla professoressa cinquantenne calabrese con figli e marito disoccupato che armi e bagagli deve trasferirsi a Cuneo per il ruolo? Chi glielo dice alla sua famiglia? E soprattutto: cosa andrà a insegnare? Il nuovo piano prevede la possibilità di insegnare su “materie affini” che con un linguaggio molto semplificato significa insegnare senza specifica abilitazione una materia per la quale possiedi un titolo ma non un’abilitazione.   Perché in questo caso nessuno si pone il problema del merito e soprattutto della qualità della didattica?

Un’altra riflessione in relazione a questa ultima ipotesi: se i docenti di 3 fascia, con anni di esperienza devono essere cancellati dal sistema scolastico italiano, perché privi di abilitazione, perché gli insegnanti inseriti in GAE possono andare a insegnare materie per
le quali non sono abilitati?
Questa cosa andrebbe spiegata alle migliaia di genitori che attualmente insegnano in 3 fascia di istituto e che con il loro lavoro di docente permettono alle loro famiglie di campare e che da prossimo anno, di fatto, saranno in mezzo alla strada.
L’ultima domanda la pongo con profonda amarezza: perché in uno “Stato di Diritto Sociale” quale è l’Italia, deve essere il TAR o il Giudice de Lavoro a garantire i diritti dei lavoratori?
Quello che si può fare in maniera semplice per rendere giustizia ai docenti precari della scuola è:
1) Prevedere un piano di assunzione che in tempi è modi adeguati assorba veramente tutto il precariato con 36 mesi di servizio;
2) Utilizzare inseriti in 3 fascia per le supplenze brevi, valorizzando la loro esperienza e prevedendo per loro in tempi rapidi sistemi di formazione e reclutamento;

Chiaramente il precari non staranno a guardare!